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Piacenza: la porta dell’Emilia - Martesana by Night
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Piacenza: la porta dell’Emilia

La fondazione del primo nucleo urbano risale all’anno 218 a.C., quando seimila romani danno vita alla colonia di “Placentia”, lasciando segni ben visibili nel tracciato della città, come rivela l’impianto quadrato.

“Piacenza è terra di passo” scriveva Leonardo Da Vinci nel Codice Atlantico. Per sua stessa collocazione, al crocevia tra quattro regioni, è, infatti, la porta dell’Emilia, fondata sulle rive del Po e racchiusa nell’abbraccio delle colline e delle montagne dell’Appennino.Colonia Romana, poi importante centro medievale, fu da sempre una sosta ideale nel passaggio di principi e pellegrini, crociati e templari, commercianti e artisti che qui lasciarono il segno.  “Segnori vu sie tuti gi benvegnù e zascaun chi che vera sera ben vegnu e ben recevu” (Signori voi siete tutti benvenuti e chiunque verrà sarà benvenuto e ben accolto) recita la “Targa del benvegnù” (targa del benvenuto), formella che testimonia una vocazione all’ospitalità che è parte del suo Dna. Anche se all’apparenza riservata, infatti, la città nasconde un cuore tutto da scoprire. Piacenza val bene una sosta, dunque, e i motivi sono tanti.

Itinerario turistico

Duomo di Piacenza

Iniziato nel 1122 sulle fondamenta della preesistente cattedrale di S.Giustina, fu terminato nel 1233. La facciata è divisa in due contrafforti, in marmo rosa nella parte inferiore e in arenaria nella parte superiore. I tre ingressi sono sormontati da piccoli portici a due colonne. Capolavori di arte romanica sono le figure che reggono i protiri, prodotto di una scuola cantiere piacentina che segue i modelli di Wiligelmo e Nicolò. La torre e la cupola sono del Trecento.  L’interno presenta una significativa testimonianza dell’ arte barocca con affreschi di Carracci e Procaccini nel presbiterio e Guercino e Morazzone nella cupola. Nella sacrestia spicca “Lo sposalizio di Santa Caterina” di Robert de Longe. Di notevole importanza anche le formelle dei paratici, collocate sulle colonne, che testimoniano la partecipazione alla costruzione della chiesa degli artigiani locali. La vasca battesimale paleocristiana  documenta le antiche origini del Duomo. La devozione popolare, agli inizi del Seicento, ha dedicato una particolare attenzione alla Madonna del Popolo nella omonima cappella; sul lato opposto si trova la tomba del Beato Giovanni Battista Scalabrini. Molto interessante anche la cripta dove sono conservati  i resti di S.Giustina. Di notevole  importanza  è l’archivio capitolare. Il campanile è a struttura quadrata in cotto e svetta alla sinistra del Duomo fino a 67 metri di altezza. Sulla punta della guglia conica, nel 1341, il capomastro piacentino Pietro Vago installò un angelo rotante di rame dorato. La statua é uno dei simboli della città, affettuosamente chiamata dai piacentini “L’Angil dal Dom”. Particolare la gabbia in ferro, collocata su un lato del campanile nel 1495 per ordine di Lodovico il Moro, più che altro come monito ai malfattori. Recentemente all’interno delle Cattedrale è stato aperto un museo “Kronos”, il quale espone numerosi codici e paramenti liturgici provenienti anche dalle numerose chiede della diocesi.

Palazzo Gotico

Palazzo Gotico è un insigne esempio di architettura civile medievale simbolo del potere laico cittadino. L’edificio, rimasto incompiuto (si pensa, infatti, che la facciata visibile dovesse essere soltanto un lato dell’intera costruzione), domina ora lo spazio principale del centro cittadino, piazza Cavalli, con le statue equestri di Ranuccio ed Alessandro Farnese. Il palazzo fu voluto nel 1281 da Alberto Scoto, capo dei mercanti e signore ghibellino della città e fu progettato da maestranze locali e forse comacine. Gli architetti che seguirono i lavori furono i piacentini Pietro da Cagnano, Negro de Negri, Gherardo

Campanaro e Pietro da Borghetto. L’edificio ricorda nell’aspetto i tradizionali palazzi comunali dell’Italia settentrionale, col porticato basso per le adunanze popolari e i solenni finestroni con balconata per dar luce al grande ed unico salone superiore, originariamente creato per le grandi assemblee, ma che nel corso dei secoli fu anche utilizzato come magazzino e successivamente come teatro. Nel salone l’11 giugno 1351 fu ospitato l’illustre poeta Francesco Petrarca ed in data  18 febbraio 1561 fu utilizzato come sede per i festeggiamenti del carnevale che quell’anno rimase famoso per le giostre e feste straordinarie indette dal Duca Ottavio Farnese. La cornice ornata di archetti, la merlatura ghibellina a coda di rondine, la torretta centrale che racchiude il campanone e le due torrette laterali, sono insigni simboli dell’architettura civile medioevale. E’ suggestivo il contrasto tra la parte inferiore in marmo rosa di Verona e quella superiore in cotto rosso decorato a motivi geometrici. Una Madonna col Bambino, del sec. XIII, un tempo posata in una nicchia della facciata, è ora conservata ai Musei Civici di Palazzo Farnese e sostituita da una copia.

Piazza Cavalli

Piazza Cavalli a Piacenza prende il nome dai Monumenti equestri ai Farnese opera di Francesco Mochi

Il baricentro storico e politico della città è la scenografica Piazza dei Cavalli, così detta per i due splendidi monumenti equestri che la impreziosiscono. Un tempo denominata “Piazza Grande”, essa venne aperta negli anni ’80 del XII secolo in concomitanza con la costruzione del Palazzo Gotico, di epoca analoga alla prospiciente Chiesa di San Francesco.

È collocata in posizione centrale rispetto ai principali assi viari medievali lungo i quali le famiglie dell’aristocrazia mercantile avevano stabilito le loro residenze e insediato le principali attività economiche. Nel corso dei secoli l’assetto della piazza è stato modificato in seguito alla costruzione del seicentesco “Collegio dei Mercanti” e del neoclassico Palazzo del Governatore.

Statue equestri ad Alessandro e Ranuccio Farnese

Capolavoro indiscusso della statuaria barocca i due monumenti equestri collocati in Piazza dei Cavalli, che da loro prende il nome, si devono allo scultore toscano Francesco Mochi da Montevarchi (1580-1654. Per sedici anni, dal 1612 al 1628, lavorò alla realizzazione dei monumenti commissionatigli dalla comunità per celebrare la famiglia Farnese. Ranuccio (1620) (a destra guardando il Gotico) , in costume romano è raffigurato in modi ancora classicheggianti; più matura la resa del padre Alessandro (1625) percorso da un fremente dinamismo riflesso nel mantello e nella gualdrappa gonfiati dal vento, particolari, che denotano un evidente aggiornamento nello stile, premessa ai grandi capolavori del Bernini. Le statue poggiano su basamenti in marmo bianco di Carrara; nei bassorilievi in bronzo applicati ai piedistalli (le Allegorie della pace e del Buon Governo su quello di Ranuccio, sull’altro il Ponte sulla Schelda e l’incontro con gli ambasciatori inglesi, scene della guerra combattuta da Alessandro nelle Fiandre), lo scultore dimostra di padroneggiare la tecnica donatelliana dello stiacciato, un genere di rilievo caratterizzato dal distacco minimo rispetto al  fondo della lastra. Completano i gruppi gli armoniosi putti di raffaellesca memoria che reggono lo stemma farnesiano e quello della città. Quando infatti il Mochi lavorava ai “cavalli” la Madonna Sistina era ancora al suo posto nel coro di San Sisto e lo scultore aveva probabilmente potuto trarne ispirazione, scegliendo il tema dei putti per reggere con grazia e soavità i simboli del potere.

Palazzo Farnese

Indirizzo: Musei Civici di Palazzo FarnesePiazza Cittadella 29
Telefono: 0523 492661
URL:http://www.palazzofarnese.piacenza.it
E-mail:musei.farnese@comune.piacenza.it

La storia di Palazzo Farnese, residenza della dinastia ducale sino all’estinzione dei Farnese nel 1731, inizia nel 1558 quando i duchi Ottavio e Margherita danno inizio alla costruzione del loro palazzo affidandone il progetto a Francesco Paciotto. Il progetto prevedeva l’abbattimento della trecentesca Cittadella, voluta da Galeazzo Visconti, di cui rimane la parte ovest con la porta, i merli e due torri. I lavori, affidati in seguito a Jacopo Barozzi detto il Vignola, furono sospesi nel 1602 e venne portata a compimento solo la metà del progetto originale. Costituito da tre piani intervallati da due mezzanini e da un vasto seminterrato, al pianterreno e al primo piano due eleganti logge si affacciano sul cortile interno con nicchie angolari ed esedre. Nell’insieme si apprezzano del Palazzo le ariose volumetrie ben valorizzate dal restauro architettonico. In quanto ai tesori d’arte un tempo custoditi, dopo che , nel 1731, Carlo di Borbone divenuto re di Napoli, portò con sé, nella città partenopea, quadri, mobili, arazzi, il palazzo subì un rapido e inarrestabile declino; venne utilizzato come caserma dagli austriaci, occupato dalle truppe napoleoniche e dopo la seconda guerra mondiale adibito a rifugio per famiglie di sfollati. Solo nel 1965 iniziò la difficile e onerosa opera di recupero. Il complesso vignolesco di Palazzo Farnese ospita ora i Musei Civici con la Pinacoteca, il Museo delle Carrozze, la sezione Archeologica e il Museo del Risorgimento.

Palazzo dei Mercanti

Indirizzo: Piazza Cavalli

Situato nella piazzetta omonima ospita gli uffici comunali. Fu costruito tra il 1676 e il 1697 su progetto dell’architetto piacentino Angelo  Caccialupi commissionatogli dal Collegio dei Mercanti, istituzione presente in città dal medioevo al periodo napoleonico. L’edificio si articola su tre piani : al piano terreno, in un elegante loggiato  le colonne binate reggono arcate a tutto sesto, a cui corrispondono ai piani superiori due ordini di paraste intervallate da altrettanti ordini di finestre. La facciata è alquanto insolita per la presenza del portico, determinata dalla funzione pubblica del palazzo e quindi dalla necessità di uno spazio aperto riparato; da sottolineare anche la sovrapposizione degli ordini anziché l’uso di un unico ordine gigante e la conseguente suddivisione con fasce marcapiano e l’intonaco rosso,  particolari che  sono in contrasto con il tipo di facciata seicentesca in cotto liscio, senza decorazioni, presente in altri palazzi coevi. Durante la dominazione francese, soppresse le antiche corporazioni, il palazzo  fu sede del collegio elettorale, del tribunale del commercio e del Teatro della Filodrammatica.

Palazzo del Governatore

Indirizzo: Piazza Cavalli

CCIAA
Telefono: 0523 3861

Il palazzo, progettato dall’arch. Lotario Tomba nel 1787, ospitò gli uffici e l’abitazione dei governatori che si succedettero fino all’annessione del ducato di Piacenza e Parma al Regno di Sardegna. Interessante la decorazione della facciata il calendario perpetuo con meridiana opera di Gian Francesco Barattieri. Tomba riuscì ad inserire, in un contesto molto impegnativo già segnato dalla presenza di Palazzo Gotico, un edificio di qualità architettonica e di eleganza di dettagli assai notevole. Da notare come, nonostante la lunghezza del fronte, il palazzo del Governatore non metta fuori scala il Gotico proprio per la relativa altezza che il Tomba gli conferì. Le due torrette laterali e il risalto centrale, di altezza equivalente, tolgono monotonia alla facciata nobilitandola con il rinvio a schemi che ritroviamo in numerosi castelli di costruzione contemporanea. Oggi il palazzo ospita gli uffici della Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato, mentre nella galleria interna, costruita attorno alla metà degli anni ’50 del ‘900) sono presenti esercizi commerciali.

Piazza Duomo

 In epoca medievale a partire dall’anno Mille e fino alla realizzazione di Piazza Cavalli e di Palazzo Gotico, la piazza era il centro della vita civile e religiosa della città. Nel 1122 inizia la costruzione dell’attuale cattedrale. A lato di questa si trova il Palazzo vescovile il cui nucleo primario risale alla primitiva cattedrale di Santa Giustina e da allora più volte rimaneggiato a

partire da fine secolo XV quando fu ricostruito appoggiando il piano nobile su uno snello porticato rinascimentale. L’attuale fabbrica è invece del 1863 e rispetto alla precedente è più alta e massiccia.

L’assetto attuale della piazza si deve, a metà del Cinquecento, a Papa Paolo III Farnese che voleva ammodernare la città in vista dell’assegnazione dei Ducati di Piacenza e Parma al figlio Pierluigi: la piazza venne ampliata con l’abbattimento della vicina chiesa di San Giovanni de Domo e vennero costruiti i portici a nord e a ovest. Nel centro della piazza è collocato il monumento all’Immacolata che risale al 1862 a ricordo del dogma proclamato da Papa Pio IX l’8 dicembre 1854.

Basilica di Sant’Antonino e piazza Sant’Antonino

La Basilica di Sant’Antonino, dedicata al patrono della città, di cui conserva le reliquie, venne fondata nel quarto secolo d.C. Fu punto di riferimento fondamentale per i pellegrini che percorrevano la via Francigena, via che costeggia l’edificio e sulla quale si affaccia il cosiddetto Portico del Paradiso. Realizzato su progetto di Pietro Vago nel 1350, sotto queste volte è stata collocata nel luglio del 1998 una grande statua di Gregorio X, l’unico Papa piacentino, opera di Giorgio Groppi. Il portale interno è opera artistica di notevole valore,  realizzato nel  XII secolo da allievi della scuola di Niccolò da Ferrara. L’esterno della basilica fu sottoposto a notevoli modifiche che ne alterarono l’impianto originario, l’ultima ad opera dell’architetto Giulio Arata tra il 1915 e il 1930. Anche l’interno fu più volte rimaneggiato nei secoli successivi: ad esempio i soffitti lignei originari furono sostituiti da volte a crociera di chiaro gusto tardo-gotico, nel XVI-XVII secolo fu trasformata la zona del presbiterio e verso la metà del XIX  introdotte decorazioni pseudo gotiche sulle colonne e sulle pareti. Questi e altri interventi andarono parzialmente ad oscurare alcune opere originarie di grande valore artistico primo fra tutti un ciclo di affreschi dell’ XI secolo, interessante e raro esempio di pittura medievale a Piacenza. Sul lato sud della chiesa si addossa il chiostro risalente al 1483. La chiesa custodisce altre importanti opere d’arte tra cui gli affreschi di Camillo Gavasetti nel presbiterio dove alle pareti ci sono quadri di Robert de Longe. Altre opere sono riunite  nel Museo Capitolare. Qui sono conservati la “Brandazza” un crocefisso barocco caro alla devozione popolare ed altre opere di pregio quali un dossale  del Quattrocento con episodi della vita di Sant’Antonino e un'”Incoronazione della Vergine” di Gian Battista Trotti detto il Malosso. Da questo tempio partirono, sul finire dell’Ottocento, i primi missionari dell’ordine di San Carlo fondato dal Beato Giovanni Battista Scalabrini. Inoltre fu in Sant’Antonino che nel 1183 si avviarono i preliminari della pace di Costanza tra Federico Barbarossa e i Comuni italiani come ricordato nella lapide posta nel Portico del Paradiso.

La Piazza. E’ una delle piazze più importanti della città. Nel periodo alto medievale centro della vita civile, religiosa ed economica della città; qui passava il collegamento tra la via Postumia (verso Pavia) e la via Emilia che costituisce anche un tratto della via di pellegrinaggio verso Roma (via Francigena). Tra il 350 e il 375 il primo vescovo di Piacenza Vittore fece edificare il primo nucleo della basilica in zona fuori dalle mura romane.

Sulla piazza si erge la Basilica di Sant’Antonino (sec. XI), dedicata al Santo Patrono di Piacenza, di cui conserva le reliquie.

Basilica si S. Maria di Campagna e il piazzale delle Crociate

La Basilica di Santa Maria di Campagna è impreziosita dagli affreschi di Antonio Sacchi detto “Il Pordenone”

Indirizzo: Piazzale delle Crociate, 5
Telefono: 0523 490728

Orario di apertura: 8.00-12.00/15.30-18.00 (feriale); 7.00-12.00/15.30-19.00 (festivo)

Eretta su iniziativa di un gruppo di cittadini che si costituì in fabbriceria, nei primi anni del sedicesimo secolo (1522- 1528), la chiesa sorge sull’area occupata in precedenza da un altro edificio sacro (il santuario di Santa Maria di Campagnola), dove si venerava un’ immagine lignea della Madonna con il Bambino che risaliva al XIV secolo; qui, secondo la tradizione, il Pontefice Urbano II nel 1095 avrebbe annunciato l ‘intenzione di bandire la prima Crociata in Terra Santa. Progettista e direttore dei lavori fu l’architetto piacentino  Alessio Tramello. La chiesa è a pianta centrale, secondo uno schema abbastanza diffuso in questi anni: si distingue per l’armonia della disposizione degli spazi e dei volumi organizzati in modo essenziale ed equilibrato; armonia che, in qualche modo, verrà alterata sul finire del Settecento quando interventi strutturali allungheranno  uno dei bracci per dare forma al coro e all’attuale presbiterio. Eccezionali sono le decorazioni e gli affreschi che ne ricoprono gli interni. Tra gli artisti che vi hanno lavorato con cicli di opere di grande respiro, vi è Antonio Sacchi detto il Pordenone. Suo, sulla parete d’ingresso, è il Sant’Agostino e subito dopo la cappella dei Re Magi interamente affrescata dall’artista  come anche la successiva cappella di Santa Caterina. Uscendo dalla cappella nel braccio vicino opere di Camillo Procaccini e Gaspare Traversi. In sagrestia tele di Gaspare Landi e di Giulio Campi; la cappella di Sant’Antonio presenta opere di Pietro Antonio Avanzini, Camillo Procaccini e dei fratelli Bibiena; nel braccio destro della croce  hanno lavorato Alessandro Tiarini, Antonio Triva e Ignazio Stern; nella cappella di Santa Vittoria Martire opere di Ferrante Moreschi, Bernardino Gatti (San Giorgio che uccide il drago),  Paolo Bozzini,  Ludovico Pesci e Daniele Crespi. Su tutto domina il poderoso complesso della cupola che si erge nel mezzo della croce greca: nella lanterna è raffigurato l’Eterno Padre sostenuto da una gloria di angeli da cui discendono personaggi e storie della cristianità; gli affreschi sono opera del Pordenone e del Sojaro. Il pavimento in marmo a vari colori è opera dell’artista milanese Giambattista Carrà (1595), notevole anche la statua di Ranuccio I Farnese opera di Francesco Mochi (1616).

Il piazzale si trova nella zona ovest della città dove un tempo insieme alle mura farnesiane delimitava il confine di Piacenza. Nell’area dove oggi sorgono l’ospedale, l’ospizio Vittorio Emanuele e la Basilica di Santa Maria di Campagna Papa Urbano II, nella primavera del 1095, riunì il  Concilio a cui seguì il bando a Clermont della prima crociata in Terra Santa. Sulla piazza si trova la splendida Basilica di Santa Maria di Campagna, esempio architettonico rinascimentale tra i più pregevoli del nord d’Italia.

Piazza Borgo

La piazza, attualmente situata al centro di un reticolato di storiche vie, è tra le più antiche della città e testimonianza della sua storia medioevale: il nome deriva da “sobborgo; nel medioevo erano così denominati gli insediamenti che erano esclusi dalle mura della città, ma destinati ad essere inglobati prendendo abitualmente il nome dalla vicina porta. Nella piazza si può notare la chiesa di S.Brigida del XII secolo, costruita su un preesistente tempio dell’850 e antico luogo di sosta per i pellegrini con annesso hospitale.

Le vie dello shopping

Se ci si avventura tra le vie del centro storico si possono trovare numerosi negozi offerenti le più disparate categorie merceologiche, tra cui prodotti tipici (specie nei mercati rionali), ma anche boutique delle migliori case di moda. Oltre alle vie principali, quali Corso Vittorio Emanuele II, Via XX Settembre e Via Cavour, numerose vie secondarie offrono affacci su invitanti e curiose vetrine. Sicuramente di sapore più tradizionale e caratteristico è Via dei Calzolai.

Al di fuori del centro storico l’asse dello shopping è incentrato su viale Dante e le vie prospicienti.

Mura Farnesiane

Indirizzo: Lungo Via IV Novembre, Via XXI Aprile

La cerchia Farnesiana è la cinta bastionata cinquecentesca che cingeva completamente l’abitato cittadino. Percorrendo via XXI Aprile, si nota un lungo tratto delle mura, insieme al vallo circostante dove attualmente si svolgono manifestazioni sportive ed eventi musicali. E’ piacevole la passeggiata che da via Maculani costeggia le mura lungo un pittoresco viale alberato fino a giungere ad ammirare la basilica di S.Maria di Campagna. Il percorso delle mura è interrotto da bastioni, quelli di Porta Borghetto, punto di comunicazione a Nord, fino a raggiungere gli spalti della cinta muraria meridionale lungo il Passeggio Pubblico e i bastioni Corneliana e S.Caterina (ora non più visibili) in affaccio su via IV Novembre.

Urban center – ex macello

Indirizzo: Stradone Farnese, 126

Nell’ex macello pubblico di via Scalabrini, uno dei più importanti esempi di archeologia industriale presente in città, sono state ricavate le sedi per la facoltà di Architettura del Politecnico; l’Ordine degli architetti, paesaggisti, pianificatori e conservatori; l’Ufficio di Piano del Comune; il Museo di Storia Naturale, InfoAmbiente e l’archivio storico della città. La struttura, destinata ad accogliere attrezzature di servizio per la città e il territorio, è denominata “Urban Center”. Il complesso dell’ex Macello comunale è compreso nell’isolato delimitato da via Scalabrini, cantone Moroni, piazzale Libertà, stradone Farnese e via Caccialupo. Gli ingressi principali si affacciano su via Scalabrini tramite un elegante portale e sullo stradone Farnese con una struttura metallica forata. L’intero complesso è recintato da un alto muro in mattoni faccia vista a Est e a Sud. Il macello di S. Anna fu costruito tra il maggio del 1892 e l’agosto del 1894. La decisione di edificare sul territorio piacentino un nuovo mattatoio era dovuta da un lato al fatto che il Comune di Piacenza avvertiva la necessità di sostituire il vecchio macello, quello del Carmine, che, costruito nel 1805, era stato chiuso alla fine del XIX secolo a causa delle dimensioni ormai troppo modeste per poter soddisfare la sempre più crescente domanda di carni da macellare da parte di una popolazione in costante aumento. Il complesso di S. Anna subì nel corso degli anni alcune modifiche nella dislocazione degli spazi e ampliamenti, tra cui è importante ricordare l’aggiunta delle celle frigorifere e dei magazzini refrigeranti, progettati dall’ingegnere municipale Giovanni Perreau e costruiti nel 1910. Il macello di S. Anna svolse la propria attività fino al 1985. Nel 1989 fu sottoposto a vincolo della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici dell’Emilia Romagna, in quanto esempio illustre di archeologia industriale di fine secolo.

Il monumento ai pontieri

Indirizzo: largo Pontieri

Il Monumento ai Pontieri, inaugurato il 29 maggio 1928 alla presenza del Re Vittorio Emanuele II , costituisce un grande complesso monumentale a celebrazione del Reggimento Genio Pontieri Lagunari. L’opera, affidata al giovane artista Mario Salazzari, arruolato presso il Reggimento Pontieri, celebra insieme le gesta eroiche dei combattenti della Prima Guerra Mondiale e l’aiuto prestato dal Genio Pontieri in occasione di calamità che colpirono la città. Il monumento in marmo bianco, alto 16 metri, presenta evidenti richiami Liberty e vi sono rappresentati allegoricamente i fiumi Isonzo e Piave e le imprese dei Pontieri in azione. La Dea Romana domina sul gruppo marmoreo con in mano la Vittoria Alata.

Chiesa di San Francesco

Nella Chiesa di San Francesco il 10 Maggio 1848 Piacenza “Primogenita” dichiarò con un plebiscito l’annessione al futuro Regno d’Italia. 

Indirizzo: Via Sopramuro, 46

Telefono: 0523 321988

Costruita tra il 1278 e il 1363 per volontà del ghibellino Umbertino Landi, è in stile gotico lombardo con facciata in cotto. Furono incaricati della costruzione i Frati Minori che in breve tempo edificarono la chiesa e monastero annesso. La chiesa si arricchì di opere d’arte e il convento raggiunse dimensioni ragguardevoli tanto che nell’Ottocento risulta che occupasse tutta la piazzetta Plebiscito e fosse costituito da tre chiostri con relativi giardini. Durante il periodo napoleonico la chiesa rimase aperta, pur con una breve parentesi in cui fu trasformata prima in magazzino e poi in ospedale. Successivamente fu restituita ai religiosi che però nel 1810 la lasciarono definitivamente. L’evento più importante collegato alla chiesa è, nel 1848, la proclamazione, avvenuta qui con plebiscito, dell’annessione di Piacenza al Regno di Sardegna. Più volte restaurata, San Francesco presenta caratteristiche che l’avvicinano alla omonima basilica bolognese, in cui si sentono gli influssi dell’architettura monastica borgognona cistercense, come la planimetria absidale con cappelle radiali. Presenta in facciata due contrafforti, rosone, cuspide e guglie, nonché un portale mediano quattrocentesco (più tardi i laterali), e sui fianchi poderosi archi rampanti. Sul lato destro si trova il chiostro, di cui è rimasto solo un porticato in seguito alla demolizione quasi totale del convento ad opera del Comune intorno agli anni 40 del XX secolo. La chiesa conserva all’interno sepolture  di uomini illustri, dipinti, sculture e resti di affreschi del XIV e XV secolo. Da notare la scultura posta nella lunetta del portale, con le Stigmate di San Francesco (1480 circa). La cupola della cappella dell’Immacolata è affrescata da Giovanni Battista Trotti detto “Il Malosso” (1597).

 

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