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Il Carnevale di Schignano: il più antico, caratteristico e famoso del lago di Como

Tra i Carnevali più famosi e caratteristici della Lombardia c’è sicuramente quello di Schignano, in provincia di Como, la cui tradizione ha origini molto antiche, tramandate di generazione in generazione e mantenute integre fino ai giorni nostri.

Schignano è un piccolo borgo incastonato nella verde Val d’Intelvi. Il suo punto più alto si trova in corrispondenza della cima del monte Sasso Gordona, a 1.410 m s.l.m, mentre l’abitato, nelle sue varie frazioni, è posto in una conca chiusa da altri monti: il Gringo, il Monte Comana, il Treviglio, il Pizzo della Croce e il Monte San Zeno.

Meta ideale per splendide gite, sia sul Lario sia sulla catena delle vicine Alpi Lepontine, è un comune che durante l’anno accoglie 914 residenti, numero che si moltiplica durante il periodo estivo. Anche durante i festeggiamenti del suo teatrale Carnevale il borgo si anima grazie alla presenza di molti visitatori, attirati dalla particolarità, l’unicità e la fama della manifestazione, a cui il noto cantautore lariano Davide Van De Sfroos ha dedicato la canzone El Carnevaal de Schignan, contenuta nell’album Yanez del 2011.

Il Carnevale si svolge secondo il rito romano, quindi va in scena il sabato e il martedì grasso, il giorno che precede il “mercoledì delle ceneri”. Teatro della rappresentazione sono la piazza principale e tutte le vie del paese.

Il Carnevale si sviluppa secondo un modulo teatrale arcaico: quello della contrapposizione, anche sociale, tra le due maschere principali del Bello e il Brutto.

Il “Mascarun” (il Bello), rappresenta l’antico signorotto, con un costume sgargiante e multicolore, una grande pancia e le movenze eleganti e ritmate. Il Bello vuole apparire ed ostentare la sua ricchezza; a rafforzare il tutto contribuisce anche il suo signorile modo di muoversi tra la gente e di rapportarsi con le altre maschere. Ad annunciare il suo arrivo e la sua presenza è il suono argentino delle quattro bronze (campane di bronzo) legate alla vita, che ne completano il travestimento.

Il “Brut” (il Brutto),rappresenta invece il povero sottomesso al signorotto, vestito miseramente, in contrapposizione al Bello:il suo costume è fatto di stracci, vecchie scarpe e cappelli deformati, indossa a volte tute da lavoro imbottite e il suo pancione, a differenza di quello del Bello, è cadente e deformato. I suoi movimenti sono sgraziati e burleschi; il suo è un andare incostante, alle volte stanco e alle volte frenetico e imprevedibile, quasi a ricercare una rivalsa sul Bello, che cerca sempre di relegarlo agli angoli. Lo si sente arrivare dal suono poco gradevole delle “cioche”, campanacci mal suonanti fatti di ferraglia.

Le  altre maschere principali sono i “Sapeaur”, le prime due maschere che aprono il corteo, vestite con pelli di pecora, con il volto dipinto di nero, i baffi e lunga barba bianca e in testa un cappello sempre di pelle di pecora; la “Sigurtà”, che sta in mezzo ai due Sapeaur e rappresenta la sicurezza, vestita con un cappello di tipo militare, una mantella grigioverde e la fascia con la scritta Sicurtà; la Ciocia, che rappresenta la moglie serva del Mascarun, tenuta legata ad una corda dallo stesso Mascarun vestita con abiti femminili di vecchia fattura, per lo più di colori scuri, con il volto dipinto di nero e in mano gli attrezzi per filare (rocca e fuso), che per tutta la durata della manifestazione impreca contro il marito; infine, il “Carlisep”, emblema del Carnevale, un fantoccio in vesti povere issato su un terrazzo ed esposto nella centralissima piazza san Giovanni, che nel tardo pomeriggio del martedì grasso viene incarnato da un identico personaggio, interpretato da un ragazzo, che tenta la fuga (simboleggiando il Carnevale che vuole sottrarsi alla sua ineluttabile fine), ma verrà presto riacciuffato dopo un breve inseguimento fra la gente.

Tutto il corteo ha come colonna sonora la “fugheta”, suonata da alcuni componenti della banda di Schignano.

Particolarmente caratteristiche e degne di nota sono le maschere in legno, portate da tutti i partecipanti per completare il travestimento e nascondere l’identità della persona. Si tratta di vere e proprie opere d’arte scolpite a mano dalla radice di noce dai mascherai di Schignano, geniali artisti che da secoli si tramandano la tradizione di realizzare le famosissime maschere in legno dei Belli e dei Brutti, le prime caratterizzate dall’essere accuratamente levigate, le seconde invece grezze e dai tratti somatici deformi. Le maschere più belle sono gelosamente custodite di generazione in generazione dagli abitanti di Schignano, che nel Carnevale, la cui fine in passato segnava il momento di emigrare, per ritornare in Paese solo verso la fine di novembre, riconoscono le loro radici culturali.

Un momento importante, soprattutto per i Belli, è la vestizione. Si incomincia all’alba, per essere pronti verso le sette.Si inizia indossando un paio di pantaloni con motivi floreali dai toni forti, calze di lana e scarpe pesanti. Vengono poi sistemate in vita le quattro bronze, quattro campane legate con nodi, sistemate in modo da risultare due davanti e due dietro. La parte più importante ed impegnativa è la costruzione del butasc: si indossa una gonna che viene risvoltata all’insù e cucita all’altezza delle spalle, lasciando due aperture per le braccia; la gonna viene poi riempita con foglie di faggio. Bisogna ora abbellire la pancia, cucendo foulards, in modo da ricoprirla quasi totalmente, per poi appuntarci sopra centri ricamati, pizzi e della bigiotteria (un tempo si usavano gli ori di famiglia).

Si infilano poi sulle braccia i “manazìn”, delle mezze manica di lana colorata lavorate a mano, fermate all’altezza del gomito con dei lacci infiocchettati. Infine, si infila la maschera e si indossa il cappello, con due lacci che vengono annodati sotto il naso della maschera, per sostenerla e fissarla al viso.

Molto meno impegnativa la vestizione del Brutto: si indossano un paio di vecchi pantaloni, si legano i campanacci in vita si costruisce il butasc, che non deve avere una forma precisa; maschera, cappello ed è fatta.

Il Carnevale comincia di prima mattina: il Bello, con la lanterna, gira le vie del Paese quando è ancora buio e con le sue bronze annuncia la festa.
Nel primo pomeriggio ci si ritrova tutti in piazza San Giovanni. Qui, sulla facciata della casa opposta alla chiesa, è appeso seduto su una sedia il Carlisep, personaggio centrale che entrerà in scena alla fine del corteo.

Intanto, nelle vie superiori si radunano i Brutti, che attendono il momento propizio per piombare insieme sulla piazza creando scompiglio. La Sigurà e i Sapor, seguiti dalla bandella, s’incamminano e formano il corteo mascherato, che si dirige verso le frazioni di Retegno prima e Auvrascio poi, per far infine ritorno in piazza San Giovanni.

Intanto il Carlisep è stato rimosso; si tratta di andare a riprenderlo, quindi il corteo infila le vie di Occagno. Entra ora in gioco il Carlisep e incomincia la fase frenetica del Carnevale, in cui il Carlisep balza in piedi per evitare il rogo e scappa attraverso la piazza inseguito dalle maschere. Ripreso e riportato al punto di partenza, tenta una nuova fuga, ma alla fine è definitivamente ripreso. La seconda volta viene risostituito con il fantoccio, che viene portato al salone del Carpigo per il ballo serale sulle note della fughèta. Verso le 23.30 ricompaiono i Belli con la tradizionale lanterna, si riforma il corteo che riporterà il Carlisep in piazza San Giovanni, dove verrà deposto al centro della piazza e bruciato. È il momento di abbassarsi la maschera, segno che il Carnevale è finito.

Per chi avesse voglia di andare a vedere di persona il carnevale di Schignano, ecco il programma di quest’anno della manifestazione:

Sabato 25 febbraio 2017

13.45 Incontro con i Sapeur
14.15 Ritrovo delle maschere tradizionali in piazza san Giovanni (Occagno)
14.30 Sfilata lungo le vie del Paese, fino alla frazione Auvrascio e ritorno
19.00 Cena tipica (Centro civico Polivalente)
21.00 Veglione in maschera con orchestra. Chiusura alle ore 3 del mattino (Centro civico Polivalente).

Martedì 28 febbraio 2017
13.45 Incontro con i Sapeur
14.00 Ritrovo delle maschere tradizionali in piazza san Giovanni (Occagno)
14.30 Sfilata lungo le vie del Paese, fino alla frazione Auvrascio e ritorno
16.00 Fuga del Carlisep
21.00 Veglione con la Fughéta al Carpigo
23.30 Processione col Zep e rogo a mezzanotte in piazza San Giovanni

Per ulteriori informazioni: http://carnevaledischignano.it/

a cura di Serena Perego

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