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parchi regionali della lombardia

I parchi regionali della Lombardia

 

I parchi regionali Lombardi costituiscono il nocciolo centrale del sistema di aree protette regionale. Oltre a tutelare l’ambiente ed il paesaggio naturale, questi parchi tutelano e promuovono le attività agricole, silvestri e pascolari e sono gestite dagli enti locali che amministrano il territorio del parco. La grande varietà morfologica e paesaggistica del territorio lombardo ha comportato una grande diversificazione nella classificazione dei parchi: fluviali, montani, agricoli, forestali e di cintura metropolitana. All’interno di questi parchi possono essere istituite aree di pregio naturalistico da vincolare a parco naturale, riserva o monumento naturale, secondo la normativa nazionale.

1) Parco di Montevecchia e della Valle del Curone – LECCO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco di Montevecchia e della Valle del Curone Localita’ Butto, 1, MONTEVECCHIA (LC)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – LECCO
Altitudine: min 242 m s.l.m. – max 540 m s.l.m.
Superficie: 2356 ha

PRODOTTI TIPICI – Caprino Vaccino Miele
CONTATTI www.parcocurone.it

Situato nella Brianza orientale, il Parco comprende la valle del Curone e il rilievo di Montevecchia, nonché l’area pianeggiante attraversata dal torrente Molgora e dai suoi affluenti. Zone di pregio naturalistico, boschi, prati, aree umide, si alternano a paesaggi storici e culturali. Fra borghi e paesi s’incontrano importanti elementi di architettura religiosa (come il santuario barocco della Madonna del Carmelo sulla sommità di Montevecchia), reperti archeologici, villaggi neolitici e dell’Età del ferro, resti di fortificazioni romane.
Protagonista è però l’architettura rurale: mulattiere e strade sterrate conducono a numerose cascine che continuano a seguire metodi di lavorazione tradizionali e danno la possibilità di gustare e conoscere i prodotti locali. Il settore settentrionale del Parco presenta i ripidi ed aspri versanti solcati dai torrenti Curone e Molgoretta ma anche le aree meglio conservate con boscaglie ripariali e formazioni forestali di rilievo. Ai margini meridionali si estende la Pianura Padana. Al centro dominano colline ricoperte di boschi e vigneti: è il paesaggio più tipico del Parco, modellato dall’uomo con grandi terrazzamenti. Qui i sentieri costeggiano vigneti, attraversano ripiani profumati di erbe officinali, conducono alle cascine di campagna per poi addentrarsi nei boschi, rifugio di tanti animali.
Nel Parco si contano ben 28 specie di mammiferi fra cui volpi, donnole e faine. Anche l’avifauna è numerosa ed è possibile avvistare rapaci diurni e notturni come allocchi e civette. L’attività agricola rispecchia la varietà di ambienti presenti nel Parco: vino, miele, erbe aromatiche e officinali, formaggi freschi, frutta e verdura sono i prodotti più tipici. La pianura dà spazio all’allevamento di bovini da latte e alle aziende agro-zootecniche che occupano notevoli estensioni coltivate a cereali ed erbe da foraggio.
Il territorio di Montevecchia è famoso per i suoi formaggini freschi: di latte vaccino o di capra sono prodotti in quantità limitata e si possono acquistare nelle aziende dell’area protetta. Prodotti storici sono i caprini di Montevecchia, freschi o stagionati (dove è più evidente il gusto di latte di capra) serviti anche nelle osterie locali insieme ai salumi e al Pincianell, il vino più noto della zona.
Il territorio è generoso e offre spontaneamente castagne, frutti di bosco, funghi ed erbe. Su queste colline, inoltre, spiccano per la loro singolarità erbe tipicamente mediterranee: inframmezzati ai vigneti si scorgono cespugli di salvia e rosmarino che raramente si rinvengono spontaneamente in altre parti della Lombardia.
La tradizione delle erbe aromatiche nasce dalla fine degli anni Venti del secolo scorso, quando sulle colline terrazzate di Montevecchia, grazie al clima favorevole e mite, sostituirono poco per volta la vite e i gelsi. Oggi, accanto alle coltivazioni tradizionali, si trovano anche piccoli appezzamenti di coriandolo, dragoncello, erba cipollina, iperico, melissa, menta, santoreggia e timo coltivati con una tradizione almeno centenaria: le foglie fresche sono raccolte una per una all’alba e trasportate con le gerle mentre la lavorazione del terreno e il controllo delle erbe infestanti sono eseguiti manualmente o con l’ausilio di piccoli mezzi meccanici.

2) Parco dell’Adamello – BRESCIA

ENTE GESTORE – Comunita’ Montana di Valle Camonica Piazza Tassara, 3, BRENO (BS)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BRESCIA
Altitudine: min 390 m s.l.m. – 3539 m s.l.m.
Superficie: 50996 ha
PRODOTTI TIPICI
Caprino a coagulazione lattica – Fatulì – Miele – Silter
CONTATTI – www.parcoadamello.it

Cime, creste, valli, monti, ghiacciai e sorgenti contraddistinguono il Parco dell’Adamello, situato sulle Alpi Retiche, nel cuore della catena alpina, ed esteso su tutto il versante lombardo del massiccio omonimo, dal Passo del Tonale al Massiccio di Croce Domini. Confina a est con il Parco dell’Adamello-Brenta, a nord con il Parco dello Stelvio ed è la punta meridionale di 250.000 ettari di aree protette nel cuore d’Europa. Fiore all’occhiello è il Ghiacciaio dell’Adamello, il più vasto d’Italia (circa 18 km2) che, grazie a rocce granitiche impermeabili, rende il territorio ricco di sorgenti e corsi d’acqua. Nella I Guerra Mondiale qui, a oltre 3.000 metri, gli Alpini hanno combattuto aspre battaglie: imprese epiche, testimoniate dal Museo della Guerra Bianca a Temù.
Una straordinaria varietà di ambienti va dai 390 ai 3.500 metri: dai boschi misti di latifoglie e i castagneti del fondovalle, alle foreste di abete rosso, larice e pino, fino alle brughiere d’alta quota, con le praterie da sfalcio e i pascoli. La flora è ricchissima di specie rare ed endemiche così come la fauna, tipicamente alpina, con camosci, stambecchi, cervi, caprioli, orsi, ermellini, marmotte, aquile reali e astori. Sentieri attrezzati fanno apprezzare tutta la spettacolarità del paesaggio alpino, mentre nelle numerose creste rocciose gli alpinisti trovano ambienti di notevole interesse.

3) Parco del Mincio – MANTOVA

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco del Mincio Loc. Cittadella Piazza Porta Giulia, 10, MANTOVA (MN)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI –  MANTOVA
Altitudine: min 13 m s.l.m. – 129 m s.l.m.
Superficie: 15942 ha
PRODOTTI TIPICI
Anello di Monaco – Bussolano -Cotechino Mantovano alla Vaniglia -Gnocchi di Zucca – IGT della Provincia di Mantova – Melone Mantovano -Pera Mantovana IGP – Salame con lingua – Salame Mantovano – Torta Sbrisolona – Zucca
CONTATTI – www.parcodelmincio.it

Il Parco del Mincio si estende lungo tutto il territorio attraversato dal fiume, dal lago di Garda fino al Po, ed ha un panorama ricchissimo. Nel primo tratto il fiume scorre tra lievi colline ricoperte di vigne e querceti. Più a valle forma meandri e s’impaluda a creare le Valli del Mincio, scenario fra i più magici della Lombardia, dove canneti e cariceti fanno da cornice a ninfee, fiori di loto, castagne d’acqua, ibischi e ranuncoli… vegetazione rigogliosa che ogni anno raduna uccelli acquatici e terrestri. Poco oltre l’abitato di Grazie, il fiume si allarga a formare i tre laghi che abbracciano Mantova. Nel suo corso il Mincio incontra colline moreniche, pianure terrazzate, laghi, boschi, risorgive e aree umide. Queste ultime rappresentano alcune delle poche paludi continentali d’Italia, tutelate perchè, grazie al particolare microclima, ospitano specie botaniche rare e una ricchissima avifauna. Gran parte del territorio è costituito da pioppeti e terreni coltivati, per lo più prati stabili coperti da vegetazione erbacea per l’alimentazione del bestiame. Della vegetazione originaria resta solo il Bosco Fontana, superstite delle foreste miste caducifoglie che un tempo ricoprivano la Pianura Padana. Queste terre furono bonificate intorno al Mille dai monaci delle abbazie che resero fertili ampie zone di territorio paludoso.
In terra mantovana il fiume ha da sempre rappresentato una via di trasporto e una fondamentale fonte di cibo e di materiali, legandosi indissolubilmente con la società umana. Il territorio del Parco vanta notevoli ricchezze artistiche come Mantova, il santuario di Santa Maria delle Grazie, la chiesa di Santa Maria degli Angeli e le ville dei tempi dei Gonzaga.

4) Parco del Monte Barro – LECCO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco del Monte Barro Via Bertarelli, 11, GALBIATE (LC) –  0341 542266
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI –  LECCO
Altitudine: min 200 m s.l.m. – 922 m s.l.m.
Superficie: 665 ha
PRODOTTI TIPICI – Miele
CONTATTI – www.parcobarro.lombardia.it/_parco/

Il Parco del Monte Barro comprende l’omonimo gruppo montuoso che si staglia fino a 922 metri di altitudine, nella regione collinosa compresa tra la Brianza e il Lecchese, a ridosso del lago di Como. Dalle sue alture si gode uno spettacolare panorama sulla Pianura Padana: lo sguardo spazia sul paesaggio collinare della Brianza e i laghi prealpini, il lago e la città di Lecco, la valle dell’Adda, i profili del Resegone e della Grigna meridionale con i Corni di Canzo. Malgrado l’estensione limitata (solo 665 ettari) il Parco ha risorse naturalistiche, storico-archeologiche e paesaggistiche di notevole importanza. Il Monte Barro si caratterizza per la ricca varietà di ambienti naturali: a stretto raggio si osservano piante tipiche di ambienti umidi e altre piante di ambiente steppico mentre la presenza di più di 1.000 specie vegetali e ben 27 specie esclusive ne fanno uno dei più importanti centri di endemismo di tutta la catena alpina e prealpina. Questa enorme ricchezza floristica ha spinto l’Ente Parco e la Regione Lombardia a istituire il Centro Regionale per la flora autoctona, che si occupa della riproduzione di specie di particolare interesse scientifico e conservazionistico (nel Parco si trovano Specie botaniche di origine preglaciale).
Il suolo calcareo-dolomitico assorbe velocemente l’acqua restituendola mediante numerose sorgenti a differenti quote. Il ricco patrimonio forestale si articola nelle valli settentrionali, occupate da estesi e pregiati boschi di querce, tigli, aceri, castagni e robinie e nei versanti meridionali dove si estendono boschi di rovere e roverella. A questi boschi pregiati si deve l’abbondanza di specie faunistiche, soprattutto uccelli nidificanti e di passo.
Notevoli anche le peculiarità geologiche (massi erratici e affioramenti) e le aree archeologiche. Questi territori, infatti, vantano un’antica presenza umana testimoniata dai resti del più importante insediamento goto rinvenuto in Italia, risalente al VI secolo, presenti sulle pendici occidentali. Reperti dell’epoca romana sono l’Eremo (ex Sanatorio e ora centro del Parco) e San Michele mentre è tardogotica la chiesa francescana di Santa Maria.
L’agricoltura povera ma altamente specializzata ha lasciato i segni delle forti radici contadine. I terrazzamenti, che arrivano fino a 400 metri di quota, confermano che il paesaggio doveva essere caratterizzato da filari di gelsi e viti. Nella parte alta invece c’erano i prati, da cui si ricavava il fieno per le vacche che assicuravano latte e formaggio. Il Parco pone grande attenzione alla gestione di queste praterie (soggette all’invasione di arbusti e boschi in seguito all’abbandono delle colture agricole) che risultano particolarmente ricche di specie: se ne contano fino a 50 diverse per mq. Sono inoltre frequentate da molteplici esemplari di invertebrati, in particolare ragni e insetti, tra cui una gran varietà di farfalle.

5) Parco dell’Oglio Sud – MANTOVA/CREMONA

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco dell’Oglio Sud Piazza Donatore del Sangue, 2, CALVATONE (CR)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – MANTOVA/CREMONA
Altitudine: min 19 m s.l.m. – 31 m s.l.m.
Superficie: 12721 ha
PRODOTTI TIPICI – Grana Padano DOP – Melone Mantovano – Miele – Salame Mantovano – Torta Sbrisolona – Zucca
CONTATTI – www.ogliosud.it

Il Parco Oglio Sud comprende il basso tratto planiziale dell’omonimo fiume, dai Comuni di Ostiano e Pessina Cremonese, fino al Po. Qui il fiume ha un andamento sinuoso, scorre a canale unico incuneandosi in ripide sponde al cui piede, nel periodo estivo, si formano estesi spiaggioni di sabbia. L’andamento a meandri ha formato lanche e golene che rappresentano i valori naturalistici dell’area protetta. In queste zone, infatti, si è conservata parte della vegetazione originaria nella cui preziosa vegetazione palustre si rifugia la fauna acquatica. Sono presenti estesi boschi di pioppo e tratti di dense bordure a salice bianco che arrivano a costruire vere e proprie boscaglie intercalate alla campagna.
Nei pressi del Po si sono via via sviluppate alcune torbiere, ovvero acquitrini e paludi in cui si accumula materiale vegetale parzialmente decomposto (torba) con terreni acidi e ricchi di sostanze minerali. Sono ecosistemi dalle importanti peculiarità ambientali e naturalistiche come le torbiere di Marcaria (Riserva Naturale) che ospitano una garzaia con oltre 600 coppie di aironi (cenerini, bianchi maggiori, garzette, guardabuoi, nitticore, sgarze ciuffetto, tarabusino).
Una parte significativa dell’avifauna del Parco sono gli ardeidi, insieme a falchi di palude e pescatori, svassi, tuffetti, germani reali, martin pescatori e rondolini. Fra i mammiferi si possono incontrare ricci, talpe, pipistrelli nani, moscardini, faine, volpi e tassi. È presente anche la rana di lataste, anfibio endemico della Pianura Padana sempre più raro per la scomparsa del bosco e delle zone umide.
L’Ente gestore sta promuovendo la forestazione dei terreni agricoli con latifoglie pregiate, adatte alle fasce golenali, compatibili con l’ambiente, che producono legname di buona qualità a costi contenuti e al contempo migliorano qualità ambientale e paesaggio.
Il Parco si sviluppa in un contesto strettamente agricolo dove le produzioni tipiche forniscono gli ingredienti per la ricca e tradizionale cucina mantovana e cremonese.
Dall’apicoltura si ottengono mieli dai molteplici sapori (acacia, girasole, tiglio, millefiori), pappa reale e e polline. L’area è vocata anche alla produzione di grana padano DOP, nonché di formaggi freschi, latte e derivati. Lungo le rive del fiume cresce spontaneamente il luartis, un germoglio di luppolo con cui si preparano buonissime frittate e risotti che si possono gustare a maggio e giugno nelle piazze e nei borghi durante la tradizionale Festa.

6) Parco dell’Oglio Nord – BRESCIA/BERGAMO/CREMONA

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Oglio Nord Piazza Garibaldi, 15, ORZINUOVI (BS)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI –  BRESCIA/BERGAMO/CREMONA
Altitudine: min 31 m s.l.m. – 186 m s.l.m.
Superficie: 14170 ha
PRODOTTI TIPICI – Franciacorta DOCG – Miele – Provolone Valpadana DOP – Radici di Soncino – Valcalepio DOC
CONTATTI – www.parcooglionord.it

Il Parco si estende lungo l’alto corso del fiume Oglio, dall’uscita del lago d’Iseo sino a Gabbioneta Binanuova, in un territorio a forte tradizione agricola, caratterizzato da colture intensive disposte lungo le sponde, impianti di pioppeti e vaste aree di bonifica. Lungo la valle fluviale, il paesaggio si diversifica in relazione alla diversa geomorfologia. Nel primo tratto l’Oglio scorre con un andamento irregolare e sinuoso tra rive scoscese all’interno di una valle demarcata da ampie coste boscose.
Oltre Palazzolo si immette nella piana coltivata e rallenta il suo corso: in questa zona il paesaggio diviene più dolce mentre il fiume compie ampi meandri ricchi di vegetazione acquatica.
A ridosso del letto fluviale le sponde ghiaiose ospitano una vegetazione rustica e pioniera, soprattutto erbacea, dalla breve vita, soggetta a periodiche inondazioni in concomitanza con le piene stagionali. Ma allontanandosi dal letto fluviale, man mano che la vitalità del fiume si placa e il suolo diventa più stabile, si trovano dapprima cespugli di salice bianco fino ad arrivare ai boschi di pioppi, aceri e querce, con un ricco corredo di specie arbustive. Sui terreni più profondi e consolidati crescono infine farnie e olmi.
Nel settore meridionale del Parco, l’acqua tende a ristagnare in bacini più o meno vasti con vegetazione galleggiante o sommersa, coronata da canne, carici e tife. È l’ambiente tipico delle lanche fluviali, regno degli uccelli acquatici. Oltre alla valle fluviale il paesaggio è fortemente disegnato dall’attività agricola con perfetta integrazione fra nuclei edificati e spazi coltivati. CI troviamo nel tipico paesaggio della bassa e fertile Pianura Padana con campi delimitati da filari alberati e da siepi, attraversati da una ricchissima rete di canali di irrigazione che s’interseca a viottoli, sentieri, carrarecce e cascinali.
I paesi conservano spesso antiche vestigia del passato, castelli, rocche e fortificazioni costruite durante gli scontri per l’egemonia territoriale fra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Celebri esempi sono la Rocca Sforzesca di Soncino, il castello di Barco a Orzinuovi e il castello di Pumenengo.
L’orientamento produttivo interessa soprattutto il comparto zootecnico. Tra i prodotti tipici si annoverano il saleme morbido con l’aglio (prodotto nella porzione cremonese del Parco) e il cotechino, principe fra i secondi, che viene servito con le lenticchie o accompagnato alla famose radici di Soncino che prendono il nome dall’omonima città. Le radici di Soncino rappresentano uno dei prodotti orticoli più tipici della provincia di Cremona, coltivate con successo nella zona da almeno un secolo. Il centro originario e principale di produzione è Soncino, ma l’area di interesse si è estesa alle terre vicine. Si tratta di radici a fittone, lunghe fino a 40cm, piuttosto sottili, dure e di colore bianco. Vengono consumate cotte e hanno un sapore leggermente amaro, dovuto alla presenza di una particolare sostanza, l’inulina, che svolge un’azione tonificante e digestiva.

7) Parco Nord Milano – MILANO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Nord Milano Via Clerici, 150, SESTO SAN GIOVANNI (MI)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – MILANO
Altitudine: min 135 m s.l.m. – max 155 m s.l.m.
Superficie: 600 ha
CONTATTI – www.parconord.milano.it

La storia del Parco Nord Milano è un po’ inconsueta. Il Parco non nasce, infatti, per tutelare territori di rara bellezza ma, al contrario, sorge su terreni in precedenza occupati da aree industriali dismesse, campi coltivati residuali, discariche abusive e baracche. È quindi frutto di una minuziosa ricostruzione ambientale e paesaggistica tenacemente perseguita per ridare una nuova identità ambientale e sociale a un territorio degradato.
L’opera di bonifica ha preso avvio nei primi anni ’80 con lo scopo di creare laghetti, boschi, prati, filari alberati, siepi, sentieri e percorsi attrezzati. Oggi il territorio restituisce i risultati di questo grande sforzo: il Parco mostra caratteri di grande naturalità e in molte aree la vegetazione è in grado di riprodursi naturalmente. I boschi più vecchi presentano attualmente splendidi esemplari che arrivano ai 15-20 metri di altezza, mentre nel sottobosco crescono spontaneamente piantine di farnia, orniello, acero, ciliegio, biancospino, rosa canina, sambuco e salice.
A testimonianza della naturalità del Parco sono tornati gli uccelli selvatici quali gheppi, picchi, upupe, averle, lucherini, gufi, allocchi e diverse specie di rapaci. Nelle macchie verdi s’incontrano piccoli mammiferi come ricci, conigli selvatici, ghiri e volpi. Nel 2001 il Parco è stato inoltre dichiarato “Sito erpetologico di rilevanza nazionale” per la presenza di rettili e anfibi protetti, tra cui il ramarro, il rospo smeraldino e il colubro liscio.
Situato nella periferia settentrionale del capoluogo lombardo, il Parco Nord Milano svolge un fondamentale servizio per la fruizione del verde da parte dei cittadini grazie a piste ciclabili, campi da bocce, scacchiere giganti, un percorso vita, un percorso botanico, un percorso ludico, aree giochi per bambini, un campo da baseball, vaste aree per cani liberi, un’area picnic e un velodromo.
Fra gli elementi di valore sociale ricoprono un ruolo pressoché unico gli orti urbani che l’Ente gestore affida alle cure dei pensionati. Attualmente si contano 450 orti distribuiti in sette nuclei, per una superficie di circa 17.000 m2, mentre due ulteriori nuclei sono in fase di realizzazione. La gestione di un orto urbano è un piacevole passatempo per le persone anziane e un’opportunità per creare amicizie e per appartenere a un gruppo attivo. Durante i lavori si scambiano consigli, esperienze, ricette, semenze, gli antichi saperi vengono recuperati e tramandati. Per chi ha origini contadine è l’occasione per ritrovare la propria identità culturale, mentre il cittadino può scoprire nel lavoro della terra quel filo sempre più sottile che lega l’uomo alla natura.
Nel Parco gli orti rappresentano un importante elemento paesaggistico: ognuno ha una superficie di 50m2 e presenta elementi d’arredo e accessori uguali, rendendo piacevole l’impatto visivo. Il regolamento prevede che il 10% della superficie sia coltivato a fiori: così, dall’inizio della primavera alla fine dell’estate, gli orti si trasformano in un tripudio di colori, forme e profumi, diventando una sequenza di minuti giardini.

8) Parco Campo dei Fiori – VARESE

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Campo dei Fiori Via Trieste, 40, BRINZIO (VA)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – VARESE
Altitudine: min 370 m s.l.m. -1226 m s.l.m.
Superficie: 63000 ha
PRODOTTI TIPICI – Brutti e Buoni – Castagne secche – Miele
CONTATTI – www.parcocampodeifiori.it

Il parco Regionale Campo dei Fiori si sviluppa a monte della città di Varese, racchiuso a nord e a ovest dalla Valcuvia e a est dalla Valganna. Comprende i due massicci del Campo dei Fiori e della Martica, separati dalla Valle Rasa. Il Parco offre spettacolari scenari con le sue alte guglie, le profonde forre e le imponenti cascate. La particolare natura geologica del territorio ha, inoltre, determinato la presenza nel Parco di importanti fenomeni carsici: sono note più di 130 grotte, per un’estensione della rete di gallerie di circa 30km. Importanti anche le zone umide tra cui la Riserva Naturale orientata del lago di Ganna, il lago di Brinzio e le torbiere Pau Majur e Carecc.
La sommità del Campo dei Fiori è uno dei più famosi belvedere della Lombardia e le sue alture rappresentano un perfetto connubio fra cultura, storia e natura. All’interno del Parco si trovano il complesso del Sacro Monte e le Cappelle dei Misteri del Rosario, dal 2004 patrimonio dell’UNESCO, il Grand Hotel in stile liberty del Sommaruga, la Cittadella di Scienze della Natura e numerose dimore signorili che costellano i pendii.
Il Parco è abitato dalla tipica fauna degli ambienti collinari montani. Tra i mammiferi si segnalano la martora, il tasso, il cervo, il capriolo e svariate specie di pipistrelli, oggetto di un progetto di conservazione finanziato dall’Unione Europea. Nei boschi si trova una discreta varietà di rapaci. Deve il suo nome alla grossa presenza di fiori, soprattutto narcisi e giunchiglie, che in primavera costellano numerosissimi i pascoli ad alta quota.
La vegetazione è molto varia: boschi di faggio, frassino, carpino bianco, acero montano, ciliegio, tiglio, farnia e, lungo i corsi d’acqua, l’ontano nero. Sui versanti più assolati del Monte Martica crescono roverelle, betulle, pini silvestri e si trovano alcuni prati magri, habitat tipici della fascia prealpina ideali per numerose orchidee e per la fauna invertebrata.
Nella parte nord-occidentale si trovano selve castanili secolari, numerose e ben conservate, ultimi resti della civiltà contadina di un tempo: l’amministrazione del Parco sta operando per il loro recupero.
In queste valli l’attività agricola ha sempre avuto un ruolo economico fondamentale come testimoniano le tracce ancora ben visibili nel paesaggio: i prati di vetta e di mezza costa utilizzati per il pascolo del bestiame, le radure attorno ai nuclei storici, i filari di vite sulle pianelle, gli alberi di noce nei prati e gli orti domestici.
Dal 1999 l’Ente Parco attua il Progetto Speciale Agricoltura con lo scopo di recuperare i valori paesaggistici e colturali tipici della tradizione agricola delle valli. Oggi i prodotti più diffusi sono il miele, le castagne, i marroni e i piccoli frutti del sottobosco.

9) Parco Spina Verde – COMO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Spina Verde di Como Via Imbonati, 1, CAVALLASCA (CO)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – COMO
Altitudine: min 250 m s.l.m. – max 611 m s.l.m.
Superficie: 1179 ha
PRODOTTI TIPICI – Miele
CONTATTI – www.spinaverde.it/main/

Il Parco forestale Spina Verde copre una superficie di circa 1179 ettari con altitudini che variano tra i 210 e 610 metri s.l.m. I versanti, a ovest e a nord ovest di Como, si presentano ripidi e intagliati da valloni, mentre il resto del territorio degrada verso i soleggiati abitati di Prestino, San Fermo della Battaglia, Cavallasca e Colverde. L’orografia dei luoghi è caratterizzata da numerosi ruscelli e sorgenti tra le quali quelle del fiume Seveso.
Il Parco è quasi interamente ricoperto da boschi di latifoglie di betulle, ontani, farnie, aceri e querce. Molto diffusi sono anche i castagni, gli agrifogli, i ciliegi selvatici e le robinie. Non mancano i pini silvestri e altre specie arboree tipiche dei suoli acidi.
Il Parco è caratterizzato dalla presenza sia di mammiferi (volpi, tassi, scoiattoli, faine, ricci e ghiri…) che di ungulati (cinghiali, cervi). Anche la componente ornitologica è molto variegata con falco pellegrino, poiana, sparviere, picchio verde, martin pescatore e altri piccoli volatili stanziali e migratori.
Importante è l’erpetofauna con la salamandra pezzata, il tritone e la rana di Lataste (rana rossa endemica della Pianura Padana e del Canton Ticino), specie presenti nelle aree umide di Parè (Comune di Colverde) e Monte Croce (Comune di Como).
Le origini geologiche delle colline del Parco risalgono a circa 20 milioni di anni (periodo Terziario). Sedimenti composti da marne ed arenarie e da conglomerati ciotolosi con intrusi granitici (serizzo ghiandone) provenienti dal massiccio Masino-Bregaglia e dalla Valtellina, costituiscono la componente principale litologica dei versanti (gonfolite).
Lungo i sentieri, infatti, si possono osservare affioramenti di roccia e antiche cave di arenaria, tra le quali la più importante è la Cava di Camerlata (Como), col suo percorso visite: da lì furono estratte le pietre per la costruzione del castello Baradello.
Il Parco Spina Verde è anche un luogo ideale per conoscere da vicino le radici storiche del territorio. I resti delle antiche civiltà di Golasecca testimoniano i primi insediamenti umani e percorrendo il sentiero 11 (zona Como-Prestino) sono visitabili i siti delle “”camere in roccia””, fonti ed incisioni rupestri. Il Medioevo è rappresentato dalla torre del Baradello, simbolo del Parco, e dalle cascine Respau, antiche pertinenze agricole del castello.
Un fitto sistema di trincee, costruito poco prima dell’inizio della I guerra mondiale (linea Cadorna) è percorribile sui sentieri 7 (fortino del Monte Sasso di Cavallasca e sorgenti del Seveso), e 12 (Cavallasca-Como frazione di monte Olimpino).
Sulla rete sentieristica (facilmente raggiungibile con mezzi di trasporto pubblico, in auto , a piedi o in bicicletta), che si estende per oltre 80 km, sono presenti bellissimi punti panoramici sulle terrazze di Monte Croce, Monte Goi (Como), Pin Umbrela e Sasso di Cavallasca. Nella parte alta del confine italo-svizzero, i sentieri si inoltrano nel Parco della Collina del Penz (Chiasso-CH) saldando la rete trasfrontaliera in un tutt’uno ambientale.
Camminando sulle piste forestali, ad est ed a ovest del Parco, si raggiunge la Riserva naturale del lago di Montorfano (est) e la Val Mulini, in prossimità del torrente Faloppia (ovest). A sud, invece, il Parco si collega con la rete sentieristica della Val Grande (San Fermo della Battaglia) e col Parco Sorgenti del Lura.
Sui 13 sentieri principali sono presenti numerosi punti di ristoro (baite, agriturismi, B&B) e percorsi ginnici in Valbasca (Como) e Parè-Drezzo in Comune di Colverde.

10) Parco dell’Adda Sud – LODI/CREMONA

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Adda Sud Viale Dalmazia, 10, LODI (LO) 0371411129
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – LODI/CREMONA
Altitudine: min 36 m s.l.m. – 110 m s.l.m.
Superficie: 24260 ha
PRODOTTI TIPICI – Crescenza – Granone Lodigiano – Mascarpone Artigianale – Tortionata
CONTATTI – www.parcoaddasud.it

Il Parco dell’Adda Sud si estende tra Comazzo e Rivolta d’Adda e Castelnuovo Bocca d’Adda a sud, lungo il basso corso del fiume, dove, lasciato il tratto pedemontano, il fiume rallenta e scorre ampio e tranquillo lungo la pianura.
Il paesaggio è tipicamente agricolo, con campi delimitati da siepi e filari di pioppi, robinie e gelsi, a tratti intervallati da pioppeti, boschetti di farnie e olmi, ambienti umidi e spiagge fluviali. Dal punto di vista naturalistico le zone più rilevanti corrispondono alle aree umide, costituite da lanche e morte lasciate dal fiume nel suo lento mutare di direzione. Queste aree, con acque calme e calde, ospitano una vegetazione rigogliosa e sono particolarmente ricche di specie vegetali rare e di uccelli acquatici, che trovano qui un prezioso rifugio. Fra gli ambienti di maggior pregio vi sono la Riserva Naturale Adda Morta e le zone umide che si sviluppano all’interno delle numerose aziende faunistico-venatorie, come la Zerbaglia, dove è presente la più importante garzaia del Parco, e la Morta di Soltarico, formatasi dopo l’alluvione del 1976.
L’avifauna rappresenta l’aspetto faunistico più rilevante. Nel cielo svettano aironi, nitticore, garzette, cannaiole, cormorani ed alcune coppie di falco di palude che nidificano nel Parco. L’Ente gestore sta inoltre conducendo un progetto di reintroduzione che dovrebbe riportare la cicogna bianca in questi territori. Tra i mammiferi è di pregio la presenza della puzzola, che si osserva nelle zone umide meglio conservate, e del ghiro che vive nei boschi più estesi. In alcune macchie di vegetazione nella parte settentrionale del Parco si è inoltre stabilita una piccola popolazione di daini.
Sono rilevanti anche gli aspetti storici e culturali leggibili attraverso la presenza di numerosi monumenti: cascine del Seicento e del Settecento, ricche di corti e porticati, castelli e rocche medievali e l’Abbazia benedettina di Cerreto, ricostruita poi dai monaci cistercencensi nella seconda metà del XII sec.
In questo territorio nascono prodotti agricoli unici: miele, formaggi, erbe aromatiche, verdure biologiche, coltivati e prodotti nel pieno rispetto dell’equilibrio ambientale.
L’orientamento prevalente riguarda il settore cerealicolo-zootecnico con mucche da latte (Frisona, Brown Swiss, Bruna Alpina) e secondariamente da carne (Limousine, piemontese, Bleu Belga). La buona produzione di latte arricchisce la gastronomia locale di prodotti caseari come burro e formaggi.
Il Parco vanta molti prodotti caseari, tra i quali il Granone Lodigiano, il capostipite dei grana, noto come “grana con la goccia”, poiché le lacrime di siero permangono anche dopo la stagionatura. Raspando forme giovani di Lodigiano con una lama si ottiene la Raspadura, servita come antipasto. Il Pannerone è un formaggio a pasta molle, senza sale e dal gusto amaro, utilizzato per piatti tipici locali. Particolarmente diffuso il Mascarpone, elemento principe soprattutto di creme e dolci.
Tra i primi piatti sono famosi i tortelli cremaschi con ripieno di amaretti, uva sultanina, cedro candito, cioccolato fondente; il risotto con urtis preparato con punte di asparago selvatico che cresce spontaneamente lungo i corsi d’acqua del territorio. Nei mesi invernali sono tradizionali i secondi piatti di carne bollita o lessata e i salami cotti di suino accompagnati dalla tradizionale mostarda cremonese. Per quanto attiene i dolci si può gustare la tortionata, torta a base di mandorle e burro lodigiano, il famoso torrone di Cremona, e i dolci al cucchiaio il cui ingrediente principale è il tradizionale Mascarpone lodigiano.

11) Parco delle Groane – MILANO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco delle Groane Via della Polveriera, 2, SOLARO (MI)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – MILANO
Altitudine: min 160 m s.l.m. – max 265 m s.l.m.
Superficie: 3800 ha
PRODOTTI TIPICI – Latteria – Miele
CONTATTI – www.parcogroane.it

Il Parco delle Groane occupa il più continuo e importante terreno seminaturale dell’alta pianura lombarda, a nord-ovest di Milano, un territorio costituito da ripiani argillosi ferrettizzati, arricchiti cioè di ossidi e idrossidi di ferro, posti a quote superiori rispetto ai terrazzi circostanti. Si tratta di una vera e propria perla geologica poiché il suolo, rugginoso e non particolarmente fertile, costituisce il substrato ideale per la crescita di estese brughiere (le più meridionali d’Europa), praterie di brugo, un piccolo arbusto che a fine agosto esplode in rigogliose fioriture rosate, cui si accompagnano genziane, ranuncoli, i rari salici rosmarinifolia, giovani betulle e, nei ristagni d’acqua, giunchi e tife. I boschi sono rappresentati da querceti di farnia e rovere, a cui si alternano betulle, aceri, carpini bianchi e, negli angoli più freschi, frassini. Qui vive la fauna più interessante, volpi, scoiattoli, picchi rossi maggiori, ghiri, gheppi e gufi comuni.
Non solo rigogliosa natura, ma anche tanta arte e cultura. A ridosso del capoluogo lombardo, il Parco delle Groane ospita numerose ville di delizia, un tempo sontuose residenze patrizie, tra le quali spicca sicuramente Villa Arconati a Castellazzo di Bollate (http://www.villaarconati-far.it/), Villa Valera di Arese, Villa Borromeo a Senago, Villa Dhò a Seveso, Cascina Mirabello e Villa Raimondi a Lentate sul Seveso. Accanto a queste ricche dimore si stagliano sagome di vecchie fornaci per mattoni, sorte fra la metà dell’Ottocento e i primi del Novecento, grazie all’attività di escavazione dell’argilla, a suo tempo, intensamente praticata nell’area.
L’agricoltura non è particolarmente diffusa ma rimane legata a una produzione di qualità e tipicità e viene condotta, sotto la guida dell’Ente Parco, secondo requisiti di sostenibilità ambientale. La produzione è eterogenea: si trovano mirtilli, lamponi, fragole, more di rovo, bacche di ginepro, miele, carni di agnello e bovine, latte, yogurt, formaggi.
All’interno dei confini del Parco delle Groane, sul territorio di Ceriano Laghetto, c’è anche l’unico frutteto dell’area milanese dove si coltivano diverse varietà di mele e due di pere.
Fra le coltivazioni occupa un posto di rilievo il mais mentre il frumento, la segale e l’orzo coprono modeste superfici. L’Ente Parco ha intrapreso una serie di azioni volte a sviluppare il comparto agricolo per migliorare la qualità dei prodotti con un occhio attento al rispetto del paesaggio e alla sostenibilità ambientale.
Due siti, la pineta di Cesate e i Boschi delle Groane (nella parte più a nord del Parco) sono stati dichiarati d’importanza comunitaria, inoltre sul territorio di Cesano Maderno, sorge su una superficie di circa 100 ettari l’oasi della Lipu, visitabile grazie a quattro chilometri di sentieri percorribili e una pista ciclabile che la attraversa longitudinalmente. Punto di partenza il Centro Visite A. Langer, presso il quale si trova il parcheggio.
La fruibilità è uno degli aspetti su cui l’ente ha sempre concentrato molti dei suoi sforzi. Area protetta sì, ma a disposizione dei cittadini dei 16 Comuni che costituiscono il Parco delle Groane (Bollate, Arese, Senago, Garbagnate, Cesate, Limbiate, Solaro, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Ceriano Laghetto, Cogliate, Seveso, Barlassina, Misinto, Lazzate, Lentate sul Seveso) e di quelli vicini, Milano in primis. Fruibilità sottoforma di oltre 50 chilometri di piste ciclopedonali in calcestre perfettamente battute che percorrono verticalmente e orizzontalmente tutta l’area e che la collegano ai vicini centri abitati, alle stazioni ferroviarie di Garbagnate Parco delle Groane e Ceriano Laghetto Parco delle Groane.

12) Parco Naturale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda – MONZA E BRIANZA

ENTE GESTORE – Comune di Seveso Via Ada Negri, 1, SEVESO (MB)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – MONZA E BRIANZA
Altitudine: 210 m s.l.m.
Superficie: 42 ha
CONTATTI – www.boscodellequerce.it/bdq/

Il Bosco delle Querce è collocato nell’alta pianura diluviale, a circa 210 metri sul livello del mare, presso il margine tra l’area collinosa degli archi morenici a nord e le spianate terrazzate dei depositi fluvio-glaciali, dovuti allo smaltimento erosivi degli accumuli morenici a sud.
Sorge a cavallo del territorio di Seveso e Meda, Comuni uniti dalla geografia e dalla storia, ma con una struttura urbanistica differente.
Il Bosco nasce nel 1983, i lavori ambientali e forestali iniziano nel 1984 e terminano nel 1986. La storia del Parco ha inizio il 10 luglio 1976, data di una catastrofe ambientale che sconvolse la vita della popolazione locale, cambiò il destino di quel territorio e influì sulla politica ambientale delle Nazioni industrializzate. Il Bosco delle Querce viene impiantato sul territorio maggiormente inquinato dalla nube tossica che si sprigionò proprio il 10 luglio del 1976 dalla Fabbrica ICMESA di Meda e che conteneva, tra le altre sostanze tossiche, anche la diossina. Dopo un dibattito durato anni l’area fu interamente bonificata attraverso la demolizione dei fabbricati esistenti e l’asportazione del terreno superficiale. L’intento era quello di dar vita ad un bosco con caratteristiche simili a quelle dei vicini boschi originari, costituiti in prevalenza da Farnia, Pino silvestre, Betulla, Carpino bianco, Ontano nero e Salice bianco.
Il Bosco ospita oggi, sotto due amene colline artificiali, le vasche dove sono stati confinati, in condizioni di sicurezza, i residui meno contaminati della bonifica. È questa una condizione atipica e probabilmente unica nel panorama mondiale, che caratterizza la gestione del Parco con componenti tecnologiche importanti e in parte anche sofisticate, come le reti di monitoraggio. Anche l’intero ecosistema locale (aria, acqua, suolo, flora e fauna) da anni viene sistematicamente sottoposto a controlli analitici.
Dal punto di vista della geomorfologia, il Bosco delle Querce è collocato nell’alta pianura diluviale, a circa 210 metri sul livello del mare, presso il margine tra l’area collinosa degli archi morenici a nord e le spianate terrazzate dei depositi fluvio-glaciali, dovuti allo smaltimento erosivi degli accumuli morenici a sud. Il sottosuolo dei depositi fluvio-glaciali è permeabile, con una composizione prevalentemente ghiaino-sabbiosa. A 30-50 metri di profondità c’è uno strato di argilla, su cui scorre la falda freatica, la cui superficie si trova a circa 30-35 metri. Se consideriamo l´idrografia superficiale, la zona a Ovest del Bosco delle Querce è molto più ricca di corsi d´acqua: numerosi torrentelli scendono dall’Altopiano delle Groane per entrare nel torrente Seveso. Il corso d’acqua Certesa o Terrò lambisce per un lungo tratto il perimetro del Bosco delle Querce, dopo aver drenato un ampio territorio a monte fino al lago di Montorfano, per entrare poco più a valle del Bosco nel torrente Seveso.
L’origine artificiale del Bosco delle Querce e il suo isolamento dal resto del territorio hanno reso l’intera area difficilmente raggiungibile da animali che non abbiano una mobilità particolare come gli uccelli. In particolare la presenza di infrastrutture a sviluppo lineare così impattanti come la superstrada Milano-Meda interrompe la continuità ambientale ed ostacola fortemente la mobilità della fauna selvatica.
Il Centro Visite del Parco si trova all’ingresso principale del Bosco delle Querce e al suo interno è visitabile, previo appuntamento, la mostra “Scatti di memoria per raccontare una storia. Seveso dall’incidente del 10 luglio 1976 al Bosco delle Querce” con immagini originali tratte dall’archivio della Famiglia Volpi. Dal centro visite inizia il percorso della memoria che racconta la Storia dell’incidente del 10 luglio 1976, della bonifica e della nascita del parco.

13) Parco Agricolo Sud Milano – MILANO

ENTE GESTORE – Città Metropolitana di Milano C.so di P.ta Vittoria, 27, MILANO (MI)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – MILANO
Altitudine: min 135 m s.l.m. – max 155 m s.l.m.
Superficie: 47044 ha
PRODOTTI TIPICI – Gorgonzola DOP – Miele – Pane Comune – Riso
CONTATTI – parcosud.provincia.milano.it

Il Parco Agricolo Sud Milano nasce nel 1990 e, per dimensioni e caratteristiche (47.000 ettari), è uno dei maggiori parchi agricoli di livello europeo ed ha un ruolo importante in termini di tutela del territorio più prossimo a Milano.
La storia di quest’area è molto antica. L’uomo ha iniziato a lavorare per modificare e rendere fecondi luoghi che la natura aveva fatto belli ma poco ospitali a partire dal Medioevo quando l’Ordine Monastico dei Cistercensi al seguito di Bernardo di Clairvaux decise di edificare in questi luoghi una nuova abbazia, quella di Chiaravalle, costruita intorno al XII secolo, che divenne negli anni polo culturale di primissimo livello e centro di organizzazione agricola. Da allora e per secoli, religiosi e laici si sono avvicendati nel difficile compito di strappare terra alle paludi e di utilizzare le acque come via di commercio e traffico. Fiumi, canali, colatori, fontanili, marcite, ecc… Le marcite costituiscono un esempio di un ingegnoso metodo di coltivazione che ha consentito alte rese anche in condizioni climatiche avverse e sempre nel rispetto dell’ambiente. Si ottengono con una particolare lavorazione dei prati che, coperti dall’ultimo taglio d’erba dell’anno, vengono irrigati con l’acqua dei fontanili (che ha una temperatura costante di circa 10°C per tutto l’anno) e protetti dal gelo e dalla neve. L’erba tagliata si trasforma in concime e ciò permette una crescita anticipata di altra erba e la possibilità di ottenere fino a dieci raccolti l’anno. Le marcite rivestono un enorme valore culturale, paesaggistico e naturalistico in quanto ospitano una ricca comunità di invertebrati che costituiscono il nutrimento per molte altre specie animali. Attualmente ci sono 32 marcite attive per una superficie complessiva di circa 202 ettari.
Il Parco Sud è un complesso sistema paesaggistico rurale e naturale, costituito da una storica rete di acque superficiali e sotterranee che danno vita ad un’agricoltura tra le più produttive d’Europa, affiancata da una struttura storico culturale di grande respiro, nonché dagli ambiti naturali riconosciuti a livello europeo come Siti di Importanza Comunitaria (Fontanile Nuovo di Bareggio, Bosco di Cusago, Oasi di Lacchiarella, Sorgenti della Muzzetta), dai luoghi di fruizione e dai percorsi storici e paesaggistici che creano un’interminabile mappa di possibilità per chi voglia piacevolmente scoprire, a piedi o in bicicletta, un Parco unico nel suo genere.
L’agricoltura dunque è centrale e il Parco è impegnato affinché rimanga economicamente valida e rispettosa dell’ambiente; è proprio grazie a progetti di sostegno e valorizzazione che è stato possibile salvaguardare le marcite, aumentare la dotazione arborea e arbustiva lungo i campi, sensibilizzare gli agricoltori verso le tecniche di produzione sostenibile e promuovere l’agriturismo e i prodotti del Parco.
Il Parco svolge anche un ruolo importante di promozione di servizi per il turismo rurale, permettendo ai visitatori durante tutte le stagioni di avere un rapporto diretto con le realtà agricole attive al suo interno anche con l’offerta di prodotti e servizi certificati dal Marchio del Parco.
Nel cuore di questo territorio rimangono inestimabili memorie storiche, splendide architetture realizzate nei secoli dai monaci (abbazie di Chiaravalle, Viboldone, Mirasole) e signori (Castelli di Binasco, Cusago, Melegnano, Locate, Peschiera, Cassino Scanasio), oltre alle ville destinate agli agi dei possidenti. A questi forti contenuti storici, legati all’arte e alla tradizione si affiancano gli ambienti naturali tutelati: le zone umide (Basiglio, Pasturago), i boschi (Riazzolo e Cusago), i fontanili (Fontanile Nuovo e Sorgenti della Muzzetta).

14) Parco Lombardo della Valle del Ticino – MILANO/VARESE/PAVIA

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Lombardo della Valle del Ticino Via Isonzo, 1, MAGENTA (MI)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – MILANO/VARESE/PAVIA
Altitudine: min 56 m s.l.m. – max 427 m s.l.m.
Superficie: 91410 ha
PRODOTTI TIPICI – Amaretti di Gallarate – Burro – Gorgonzola DOP – Miele – Riso
CONTATTI – www.parcoticino.it

Istituito nel 1974, il Parco Lombardo della Valle del Ticino è il primo parco regionale d’Italia e, con i suoi 91.410 ettari, è il parco fluviale più esteso d’Europa, sviluppandosi per 115 km dal lago Maggiore alla confluenza con il Po.
Dal 2002 la Valle del Ticino (per la parte compresa nel Parco lombardo e in quella inclusa nell’omonimo Parco piemontese) è stata riconosciuta tra le 631 Riserve della Biosfera (distribuite in 119 Paesi, di cui 10 in Italia) nell’ambito del Programma Man And Biosphere dell’Unesco.
Nonostante il forte impatto antropico l’istituzione dell’area protetta ha permesso di conservare buoni caratteri di naturalità. Verso nord il paesaggio è caratterizzato dalla brughiera con pini silvestri e betulle. A valle si trovano gli ultimi lembi della foresta planiziale estesa duemila anni fa sulla Pianura Padana: i boschi meglio conservati sono il Negri di Pavia e Zerbolò e quello della Zelata a Bereguardo. I meandri fluviali sono costellati da numerose zone umide, tutelate per proteggere la ricca biodiversità floristica e faunistica (in primis colonie di aironi e svariate specie di uccelli svernanti). Nei boschi la fauna annovera scoiattoli, ghiri, volpi e caprioli.
Numerosi i centri d’interesse storico e architettonico: i reperti della civiltà di Golasecca dell’Età del ferro, l’Abbazia di Morimondo, le opere di bonifica dei monaci e di Leonardo da Vinci, i castelli medievali, la Villa Sforzesca di Vigevano e le ville nobiliari settecentesche.
Circa i due terzi del territorio sono interessati da aree agricole nelle quali vengono mantenute risaie e marcite (coltivazioni tradizionali del luogo) che sfruttano l’abbondanza d’acqua; solo la provincia di Varese è interessata da produzioni estensive non irrigue. L’attività principale riguarda il comparto zootecnico da carne e da latte. Notevole la realtà dei caseifici che producono 4 DOP: Gorgonzola, Taleggio, Grana Padano e Quartirolo. L’area di produzione del Gorgonzola DOP abbraccia le province di Novara, Vercelli, Cuneo, Alessandria (per il solo Comune di Casale Monferrato), Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Milano e Pavia ma la culla storica è la zona di Gorgonzola, in provincia di Milano, a pochi chilometri dal Parco, dove si trovano molti caseifici (alcuni storici) che rispettano antiche e precise regole che ne certificano la genuinità.
Primo fra i Parchi lombardi, il Parco del Ticino ha un proprio marchio di qualità dei prodotti agroalimentari, valorizzando quelli che rispettano l’ambiente.
È concesso a tutte le aziende agricole situate entro i confini del Parco, nonché ai trasformatori di prodotti ed ad altri esercizi agroalimentari che utilizzano materie prime provenienti dalle aziende agricole a marchio. Riso, farina di mais e di frumento, salumi, orzo e miele, formaggi, yogurt e frutti di bosco sono i prodotti attualmente riconosciuti, in parte in vendita presso il Centro Parco Dogana Austroungarica di Lonate Pozzolo (VA).
In Lomellina l’allevamento delle oche risale al Medioevo, quando di questo pennuto si utilizzava tutto: grasso, pelle, carne, frattaglie e penne per i materassi. Oggi si producono salami e prosciutti, fegato grasso e paté di fegato. Il salame d’oca tradizionale, da consumare cotto, è lavorato con carne magra d’oca e di suino e grasso di suino, macinati e conditi con sale, pepe, aromi, spezie e un goccio di vino. La pasta s’insacca nelle pelle d’oca in precedenza messa sotto sale. Se a nord è diffusa la cerealicoltura, caratteristica del settore meridionale è la coltura irrigua del riso con una costante crescita della conversione delle aziende verso il biologico.

15) Parco della Pineta di Appiano Gentile e Tradate – COMO/VARESE

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate Via Manzoni, 11, CASTELNUOVO BOZZENTE (CO)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – COMO/VARESE
Altitudine: min 235 m s.l.m. – max 435 m s.l.m.
Superficie: 4864 ha
CONTATTI – www.parcopineta.org

Il Parco si sviluppa su un altopiano costituito da depositi morenici a nord degli abitati di Gallarate, Busto Arsizio e Legnano. A nord-est il paesaggio ha un andamento dolce, ma dirigendosi verso sud-ovest l’area viene profondamente incisa da piccole valli. Protagonista assoluto del Parco è il bosco che, rigoglioso e caratterizzato da un ricco ed intricato sottobosco, occupa oltre l’80% del territorio protetto, rappresentando la realtà forestale pedemontana più estesa di tutta l’alta pianura lombarda.
Questo ha una valenza ecologica rilevante, considerato il contesto ampiamente antropizzato in cui queste selve si collocano, nel triangolo Milano, Como, Varese. Qui sono sopravvissute vaste foreste di pini silvestri, castagni e farnie. Sebbene il pino, che ben si adatta a questi suoli poveri e argillosi, sia la specie più diffusa (come indica il nome stesso del Parco), è la farnia a costituire i boschi di maggior pregio. Si accompagna alla robinia,a l carpino, alla betulla, all’olmo e all’acero. Non da ultimo il castagno che occupa almeno il 20% delle estensioni boschive. Le presenze faunistiche rimangono limitate per la pressione urbana e la mancanza di fonti costanti d’abbeveramento, sono, tuttavia, presenti, tassi, scoiattoli rossi e pipistrelli che trovano fra i rami alti dei pini un ideale rifugio.
Rilevante è invece la presenza di uccelli con specie di particolare interesse ecologico quali il succiacapre, il rigogolo, la cincia dal ciuffo e la nutrita comunità di rapaci nidificanti (astori, falchi pecchiaioli, sparvieri, poiane, gheppi). Trovandosi a cavallo tra pianura e montagna, il Parco viene visitato da svariate specie migratrici che utilizzano questo territorio come area di pasturazione e riposo prima di superare le Alpi. Allo stesso tempo, essendo una delle poche aree boscose vicino alla pianura, fornisce asilo, cibo e protezione alle specie che svernano nell’alta pianura lombarda. In totale sono state censite 96 specie ornitologiche di cui 58 nidificanti, malgrado in passato questi territori abbiano subito una pesante attività venatoria. L’agricoltura occupa oggi un ruolo di grande importanza: nel territorio sono presenti numerose aziende agricole e zootecniche. L’attività forestale, in particolare, ha un ruolo di primo piano, sia per la produzione di legname sia per la cura e la manutenzione delle aree boschive. Ancora oggi i boschi di castagni offrono frutti che sono stati a lungo importanti nella dieta delle famiglie contadine, infatti le castagne erano consumate bollite o arrostite, o usate per preparare minestre e macinate per ricavarne farine. Oggi i prodotti tipici annoverano il miele, le patate, gli ortaggi da agricoltura biologica (cavoli, cipolle, zucchine, rape, cavolfiori, pomodori), i legumi, le uova biologiche. Non mancano anche i prodotti caseari e la carne bovina.
Fra gli alimenti base della cucina vi è il riso, che proviene dalle vicine zone piemontesi di produzione. Si prepara il risotto con la luganiga, salsiccia da cuocere a parte e aggiungere al riso. Viene poi la Cassoeüla, piatto lombardo a base di maiale, preparato con puntine, cotenne, orecchie e piedini, piccoli salamini e verze e la Rustisciana con le cipolle bionde; entrambi si accompagnano alla polenta.

16) Parco delle Orobie Valtellinesi – SONDRIO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco delle Orobie Bergamasche V.le Libertà, 21, ALBINO (BG)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BERGAMO
Altitudine: min 260 m s.l.m. – max 3050 m s.l.m.
Superficie: 70029.52 ha
PRODOTTI TIPICI – Bitto DOP – Branzi – Formai de Mut dell’Alta Valle Brembana DOP – Latteria – Miele – Taleggio DOP
CONTATTI – www.parcorobie.it

Il Parco si sviluppa sul versante bergamasco della catena orobica, abbracciando la Val Brembana, la Val Seriana e la Val di Scalve. Geograficamente il territorio è diviso in due zone: a settentrione è costituito dalle Alpi Orobiche, con vette che corrono parallele alla Valtellina, rocce scure e antiche che raggiungono le massime altitudini nel pizzo Coca (3050 metri), nel pizzo Redorta e nella punta di Scais (3038 metri); a sud si trovano le Prealpi orobiche, costituite da rocce chiare, in prevalenza calcaree e dolomitiche, di antica origine marina, disposte per la maggior parte a formare rilievi isolati. Il territorio è di una bellezza sorprendente, con vasti boschi, pascoli e alpeggi, laghetti alpini e fiumi, lungo i quali si abbarbicano i centri abitati. La flora è ricchissima, varia tanto quanto sono gli ambienti che compongono il Parco. Sulle rocce e sui terreni acidi, insieme ai rododentri e ai mirtilli, si trovano due particolari endemismi: la Viola comollia e la Sanguisorba dodecandra. I prati e i pascoli si ricoprono poi di ranuncoli, margherite, ciclamini, gigli, stelle alpine, astri e nigritelle. I boschi sono molto estesi: vivono in questi anni una stagione di grande espansione, dovuta all’abbandono della montagna e dei pascoli. Fino ai 1500 metri sono presenti faggi in mescolanza con carpini, noccioli, ontani, frassini e betulle che lasciano il posto alle foreste di conifere con abeti rossi, abeti bianchi e larici.
Oltre si trovano pascoli e praterie d’alta quota, dove si sviluppa in parte l’attività d’alpeggio.
La fauna alpina è abbondante e conta un consistente numero di caprioli, camosci e stambecchi. Alle alte quote vive la lepre bianca e si possono avvistare scoiattoli, donnole, volpi e faine. Negli ultimi decenni si sono moltiplicate le marmotte, presenza che ha determinato la crescita del numero di aquile reali, delle quali costituiscono il cibo preferito. Trai rapaci si segnalano anche poiane, falchi, gheppi, nibbi e corvi. Le acque dei fiumi sono invece ricche di trote e salmerini.
Il territorio ospita diversi musei che ripercorrono storia e tradizioni dei luoghi. Particolarmente interessante è il Museo Mineralogico di Oltre Colle, istituito a memoria della secolare attività di estrazione mineraria che ha lasciato nel ventre di queste montagne lunghe gallerie.
I territori del Parco delle Orobie bergamasche vantano la produzione di molteplici prodotti tipici d’eccellenza: salumi, funghi, miele e soprattutto formaggi. Molti di questi formaggi hanno ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP) come il Formai de Mut dell’Alta Val Brembana, il Bitto, lo Strachitunt, il Taleggio. Tra le eccellenze dei formaggi vanno poi ricordati il Branzi, l’Agrì di Valtorta (Agrì deriva da agro, ovvero acido, perché acido è il siero utilizzato per la sua produzione e perché di sapore leggermente acidulo è la pasta fresca ottenuta al termine della coagulazione), le formaggelle, lo Scalét (produzione dell’Alta Valle Seriana dalla tipica forma a esaedro), la formaggella della Val di Scalve, oltre ad una vasta gamma di formaggi caprini.
La ricchezza floristica del Parco trova spiegazione nella storia di questi territori. Durante le glaciazioni quaternarie i versanti meridionali delle prealpi orobiche mantennero condizioni climatiche più sopportabili che altrove e molte specie di fiori vi trovarono rifugio dal gelo. Per questo oggi si possono trovare preziosi endemismi come la Sassifraga della Presolana, la Campanula di Raineri, la Linaria bergamasca, Il Gallio del Monte Arera, la Silene d’Elisabetta.

17) Parco della Valle del Lambro – MONZA E BRIANZA/COMO/LECCO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Valle del Lambro Via Vittorio Veneto, 19, TRIUGGIO (MB)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – MONZA E BRIANZA/COMO/LECCO
Altitudine: min 167 m s.l.m. – max 376 m s.l.m.
Superficie: 8107 ha
PRODOTTI TIPICI – Luganega – Verzini
CONTATTI – www.parcovallelambro.it

Il Parco della Valle del Lambro si estende per circa 25 km lungo il territorio attraversato dall’omonimo fiume, che scorre dai laghi di Pusiano e di Alserio a nord fino al Parco della Villa Reale di Monza a sud. Il parco abbraccia l’area collinare della Brianza, dove il paesaggio, a mano a mano che il fiume avanza, presenta caratteri sempre nuovi: altopiani, piccole valli scavate dai fiumi, rogge, torrenti e grandi estensioni di prati intercalate da più modeste zone boschive.
Attorno ai laghi il territorio racchiude spettacolari ambienti di palude dominati da un folto canneto, dove, grazie al microclima umido, crescono alcune piante rare, normalmente rinvenibili a fasce altitudinali più elevate. Queste zone si rivelano estremamente fragili e a rischio d’estinzione e sono in parte tutelate dalla Riserva della Riva Orientale del lago di Alserio. Questa riserva include anche una seconda zona naturalisticamente rilevante, il bellissimo bosco di frassini e carpini bianchi che riveste i pendii della collina di Monguzzo. Di particolare valore naturale e paesaggistico è anche l’area di Inverigo, che comprende una vasta zona a bosco in cui si trova l’Orrido e un notevole complesso monumentale costituito dalla Villa Gagnola, detta La Rotonda, da Villa Crivelli e da Santa Maria della Noce. La fauna del Parco presenta una grande varietà di specie, a discapito di quanto si possa pensare data la storia del territorio e il suo sfruttamento. Notevole la presenza di uccelli stanziali e migratori: svassi, gallinelle d’acqua, folaghe, germani reali, cannaiole, ardeidi, cormorani e collorossi. Gli uccelli si nutrono di alborelle, scardole, pesci gatto e lucci che vivono in gran quantità nelle acque lacustri e trovano rifugio presso i canneti e i giuncheti che crescono lungo le rive.
Nei boschi si trovano tassi, volpi, donnole, ghiri, ricci e moscardini. Verso sud le aree urbanizzate prendono il sopravvento e la natura viene relegata a un ruolo più marginale, pur regalando scorci ancora estremamente suggestivi.
Il Parco della Valle del Lambro ha visto la luce proprio per salvaguardare questi lembi naturali e permettere un’armoniosa integrazione con il paesaggio forgiato dall’uomo.
Il territorio vanta, infatti, anche un grande patrimonio artistico. Il fiume è costeggiato da oltre trenta ville del Settecento e Ottocento, con i relativi giardini, che restano esempi di preziosa architettura paesaggistica. In questo contesto riveste eccezionale valore il complesso del Parco e dei giardini della Villa Reale di Monza, dove oltre 700 ettari di boschi e prati ospitano un centinaio di specie arboree.
Vero protagonista della cucina locale è il maiale. Con le sue carni si cucina la Casseüola, preparata con puntine, cotenne, orecchie, piedini e piccoli salamini, i verzitt, cotti con le verze; oppure i nervetti in insalata, antica specialità ottenuta con zampetti di maiale e girelli di vitello ben cotti uniti a cipollotti, sedano e fagioli. Nei ristoranti locali vengono spesso serviti due piatti fedeli alla tradizione culinaria: la faraona alla creta e gli üselett scapaa, uccelletti scappati, fettine di fesa di vitello o lonza di maiale, infilzati su stecchini con pancetta e salvia, ottimi serviti con la polenta.
Tipico prodotto di questo tratto di Brianza è la salsiccia (o luganiga), insaccato fresco di solo suino o misto a bovino, di preparazione artigianale. Risulta particolare la ricetta della luganiga di Monza, preparata con la spalla del maiale unendo all’impasto grana padano, pepe, diverse spezie e insaccata in budelli d’agnello. Questa salsiccia si presta a moltissime preparazioni, cotta con il vino, alla brace, in umido, con le verdure. In Brianza è molto utilizzata per insaporire il famoso risotto alla monzese.

18) Parco Nazionale dello Stelvio – BRESCIA/SONDRIO

ENTE GESTORE – Parco Nazionale dello Stelvio – Ufficio Centrale di Amministrazione Via De Simoni, 42, BORMIO (SO)
TIPOLOGIA – Parco: Statale
DATI TERRITORIALI – BRESCIA/SONDRIO
Altitudine: min 640 m s.l.m. – 3905 m s.l.m.
Superficie: 134620 ha
PRODOTTI TIPICI – Bisciola – Brasadella (dolce) – Bresaola della Valtellina IGP – Valtellina Casera DOP – Valtellina Scimudin
CONTATTI – www.stelviopark.it

Il Parco Nazionale dello Stelvio interessa la Regione Lombardia e le Province autonome di Trento e Bolzano per una superficie di 130.728 ettari: con i Parchi confinanti dell’Adamello-Brenta e dell’Engadina crea una rete di protezione fra le più vaste d’Europa. Si sviluppa su numerose vette ghiacciate, rappresentando così il più esteso comprensorio glaciale delle Alpi Centrali: questa ricchezza d’acqua dà vita a sorgenti, torrenti, laghetti alpini e cascate ed è un bene prezioso per le attività agricole. Il settore lombardo si sviluppa attorno al massiccio dell’Ortles-Cevedale: la porzione più grande di tutta l’area protetta con i suoi 59.712 ettari. Percorrendo il Parco si possono osservare tutte le tipiche formazioni alpine: pascoli, foreste, villaggi e paesi di fondovalle.
L’enorme ricchezza paesaggistica si deve alle notevoli differenze geomorfologiche e naturalistiche che contraddistinguono le valli: la Valle dei Forni comprende i ghiacciai più estesi, la Valle del Gavia offre paesaggi aspri e selvaggi, la Valfurva presenta la più bella foresta di conifere dell’intera Valtellina, la Val Zebrù conta la maggior popolazione di ungulati. Nel settore settentrionale sono suggestive la Valle Alpisella e la Val Trela, ricche d’alpeggi e baite, accanto alle incontaminate valli del comprensorio di Cancano. L’escursione altimetrica del Parco (dai 1000 metri circa in prossimità di Sondalo ai 3860 metri del Gran Zebrù) e la varietà di suoli e microclimi determina la presenza di una flora particolarmente ricca: circa 1200 specie di piante vascolari, 600 di funghi e 1500 di muschi e licheni.
Nel Parco vivono tutti i rappresentanti della tipica fauna alpina: cervi, camosci, stambecchi, caprioli, marmotte, ermellini, scoiattoli, tassi, volpi e lepri alpine. Negli ultimi anni sono ricomparsi, seppur sporadicamente, anche l’orso e il lupo, dopo l’estinzione causata dall’uomo oltre un secolo fa. Ci sono almeno 19 coppie di aquila reale (simbolo del Parco) e di recente sono ricomparsi gli avvoltoi degli agnelli. Da ormai un ventennio, grazie a un progetto di reintroduzione, è ritornato anche il gipeto.
Le valli del Parco conservano testimonianze d’architettura rurale: ovunque ci sono baite, dimore, ricoveri per animali, con nuclei antichi risalenti al XVI secolo. L’agricoltura qui riesce ancora ad armonizzarsi con la natura intatta. L’attività riguarda soprattutto allevamento e trasformazione, da cui si ricavano formaggi e carni conservate. Il prodotto più celebre è la Bresaola della Valtellina, insieme alle slinzighe, fatte con carne di manzo (se di selvaggina, tipicamente di cervo). La Bresaola è una specialità valtellinese conosciuta fin dal ‘400, da consumarsi cruda. Si prepara con muscoli pregiati della coscia dei manzi conciati con sale, pepe e una mistura variabile di erbe aromatiche, messi a riposare per 10 giorni in vasche di legno o acciaio, alternati a strati di sale, e insaccati nella bondeana di bovino adulto che la protegge dagli agenti esterni.
Il formaggio d’alpe è il fiore all’occhiello della produzione casearia che fa capo tuttora al sistema delle latterie turnarie. Si trovano il Bitto DOP, preparato con latte di vacche di razza Bruna Alpina, il Grasso d’Alpe, di solo latte vaccino, il formaggio di malga (o Nostrano), un cacio semigrasso, la scimuda (cagliata nel dialetto valtellinese), formaggio vaccino a pasta compatta e tenera, stagionato per oltre un anno, il Valtellina Casera DOP, prodotto con latte di vacche di razza Bruna Alpina di due o più mungiture.

19) Parco del Serio – BERGAMO/CREMONA

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco del Serio Piazza Rocca, 1, ROMANO DI LOMBARDIA (BG)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BERGAMO/CREMONA
Altitudine: min 54 m s.l.m. – 240 m s.l.m.
Superficie: 7477 ha
PRODOTTI TIPICI – Gorgonzola DOP – Grana Padano DOP – Miele – Provolone Valpadana DOP – Salame Milano
CONTATTI – www.parcodelserio.it

Il Parco del Serio si sviluppa per circa 45 km. Nel primo tratto del percorso le acque del fiume si inabissano nel sottosuolo; il greto appare quindi come una biancheggiante distesa di ghiaie (dette gere) e praterie aride che ricordano in un certo modo le steppe nordiche.
Questi greti ciottolosi sono ricoperti da una coltre erbosa particolare, costituita da una rigida selezione di specie amanti degli ambienti asciutti, capaci di trattenere a lungo l’acqua tramite modifiche anatomiche o fisiologiche.
Si trovano anche specie tipiche delle steppe come il vedovino selvatico, la lupinella dei colli e il ginestrino marino, una vera rarità nella Pianura Padana. Solo più a valle, nei pressi di Mozzanica, la falda riemerge e il fiume scorre in un alveo meandriforme, incassato fra due alte scarpate.
Lungo il tragitto il Serio forma numerose zone umide, paludose e stagnanti, che costituiscono gli ambienti più significativi del Parco per la ricchezza di flora e fauna. È soprattutto il regno degli aironi (cenerino, bianco maggiore, rosso, garzetta, sgarza ciuffetto e nitticora), ma sono almeno 150 le specie che volano nei cieli del Parco.
Particolarmente rari sono i “prati allagati”, zone umide temporanee, che si formano a seguito di forti piogge e delle periodiche esondazioni del fiume e che rappresentano un ambiente unico per la sosta e l’alimentazione dell’avifauna acquatica durante le migrazioni.
Le rive sono invece piuttosto degradate poiché, nel tempo, sono state interessate da numerose opere idrauliche (palate, rogge, briglie, derivazioni e arginature) per garantire e regolare la presenza di acqua. La vegetazione si trova più che altro presso le lanche laterali al fiume dove crescono lembi di boschi igrofili, costituiti da salici e ontani neri. I migliori esempi sono presenti nella Riserva Naturale Palata Menasciutto, un ambiente chiuso fra due rami fluviali morti e intersecato dal corso del Serio. Qui si trovano alti saliceti che fanno da corona a cariceti, canneti e tifeti.
Fin dal Medioevo il fiume è stato intensamente sfruttato per diverse attività produttive, in particolare tessili (lana, cotone e seta) ed estrattive. Oggi uno degli utilizzi più importanti è quello idroelettrico.
L’escavazione di sabbia e ghiaia ha creato numerosi laghi di cava che, anche se artificiali, con opportuni interventi di ripristino ambientale possono nel tempo costituire zone umide di tutto rispetto.
Attorno al fiume, il paesaggio del Parco è totalmente caratterizzato dalla presenza di un’agricoltura intensiva e meccanizzata, con estese coltivazioni cerealicole e pioppeti. Questo settore ha visto ridursi negli anni il numero di aziende agricole, con il conseguente accorpamento dei terreni, spesso lavorati a monocoltura e privati delle fasce boscose di confine. Il paesaggio agricolo è stato quindi semplificato, causando una diminuzione degli habitat e del numero di specie animali. L’Ente di gestione del Parco del Serio sta lavorando alacremente per recuperare una dimensione più sostenibile dell’agricoltura sostenendo agricoltori e proprietari di terreni che intendono attuare interventi di ripristino e conservazione degli elementi naturali del territorio e ridurre l’impatto ambientale causato dalle attività agricole.

20) Parco delle Orobie Bergamasche – BERGAMO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco delle Orobie Bergamasche V.le Libertà, 21, ALBINO (BG)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BERGAMO
Altitudine: min 260 m s.l.m. – max 3050 m s.l.m.
Superficie: 70029.52 ha
PRODOTTI TIPICI – Bitto DOP – Branzi – Formai de Mut dell’Alta Valle Brembana DOP – Latteria – Miele – Taleggio DOP
CONTATTI – www.parcorobie.it

Il Parco si sviluppa sul versante bergamasco della catena orobica, abbracciando la Val Brembana, la Val Seriana e la Val di Scalve. Geograficamente il territorio è diviso in due zone: a settentrione è costituito dalle Alpi Orobiche, con vette che corrono parallele alla Valtellina, rocce scure e antiche che raggiungono le massime altitudini nel pizzo Coca (3050 metri), nel pizzo Redorta e nella punta di Scais (3038 metri); a sud si trovano le Prealpi orobiche, costituite da rocce chiare, in prevalenza calcaree e dolomitiche, di antica origine marina, disposte per la maggior parte a formare rilievi isolati. Il territorio è di una bellezza sorprendente, con vasti boschi, pascoli e alpeggi, laghetti alpini e fiumi, lungo i quali si abbarbicano i centri abitati. La flora è ricchissima, varia tanto quanto sono gli ambienti che compongono il Parco. Sulle rocce e sui terreni acidi, insieme ai rododentri e ai mirtilli, si trovano due particolari endemismi: la Viola comollia e la Sanguisorba dodecandra. I prati e i pascoli si ricoprono poi di ranuncoli, margherite, ciclamini, gigli, stelle alpine, astri e nigritelle. I boschi sono molto estesi: vivono in questi anni una stagione di grande espansione, dovuta all’abbandono della montagna e dei pascoli. Fino ai 1500 metri sono presenti faggi in mescolanza con carpini, noccioli, ontani, frassini e betulle che lasciano il posto alle foreste di conifere con abeti rossi, abeti bianchi e larici. Oltre si trovano pascoli e praterie d’alta quota, dove si sviluppa in parte l’attività d’alpeggio.
La fauna alpina è abbondante e conta un consistente numero di caprioli, camosci e stambecchi. Alle alte quote vive la lepre bianca e si possono avvistare scoiattoli, donnole, volpi e faine. Negli ultimi decenni si sono moltiplicate le marmotte, presenza che ha determinato la crescita del numero di aquile reali, delle quali costituiscono il cibo preferito. Trai rapaci si segnalano anche poiane, falchi, gheppi, nibbi e corvi. Le acque dei fiumi sono invece ricche di trote e salmerini.
Il territorio ospita diversi musei che ripercorrono storia e tradizioni dei luoghi. Particolarmente interessante è il Museo Mineralogico di Oltre Colle, istituito a memoria della secolare attività di estrazione mineraria che ha lasciato nel ventre di queste montagne lunghe gallerie.
I territori del Parco delle Orobie bergamasche vantano la produzione di molteplici prodotti tipici d’eccellenza: salumi, funghi, miele e soprattutto formaggi. Molti di questi formaggi hanno ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP) come il Formai de Mut dell’Alta Val Brembana, il Bitto, lo Strachitunt, il Taleggio. Tra le eccellenze dei formaggi vanno poi ricordati il Branzi, l’Agrì di Valtorta (Agrì deriva da agro, ovvero acido, perché acido è il siero utilizzato per la sua produzione e perché di sapore leggermente acidulo è la pasta fresca ottenuta al termine della coagulazione), le formaggelle, lo Scalét (produzione dell’Alta Valle Seriana dalla tipica forma a esaedro), la formaggella della Val di Scalve, oltre ad una vasta gamma di formaggi caprini.
La ricchezza floristica del Parco trova spiegazione nella storia di questi territori. Durante le glaciazioni quaternarie i versanti meridionali delle prealpi orobiche mantennero condizioni climatiche più sopportabili che altrove e molte specie di fiori vi trovarono rifugio dal gelo. Per questo oggi si possono trovare preziosi endemismi come la Sassifraga della Presolana, la Campanula di Raineri, la Linaria bergamasca, Il Gallio del Monte Arera, la Silene d’Elisabetta.

21) Parco dei Colli di Bergamo – BERGAMO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco dei Colli di Bergamo Via Valmarina, 25, BERGAMO (BG)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BERGAMO
Altitudine: min 240 m s.l.m. – 1148 m s.l.m.
Superficie: 4700 ha
PRODOTTI TIPICI – Casoncelli della Bergamasca – Cotechino della Bergamasca – Farina per Polenta della Bergamasca – IGT della Provincia di Bergamo – Valcalepio DOC
CONTATTI –  www.parcocollibergamo.it

Il Parco comprende la zona storica e monumentale della Città Alta di Bergamo e le circostanti colline, ricche di aree boscate e di versanti terrazzati con orti, prati e vigneti, fino agli ambienti fluviali di pianura, lungo il Serio e il Brembo. Di particolare pregio naturalistico le fustaie di latifoglie sui versanti del Canto Alto, nella Valle del Giongo e nei boschi di Astino e dell’Allegrezza. Inseriti nel paesaggio naturale del versante collinare occidentale di Bergamo si trovano numerosi edifici rurali e residenziali di notevole pregio architettonico, oltre al complesso dell’ex monastero di Astino, ai ruderi del castello dell’Allegrezza e, non ultimo, il monastero di Valmarina, sede del Parco dei Colli di Bergamo.
Una passeggiata sulle colline a ridosso di Bergamo permette di cogliere la stretta interrelazione tra il centro monumentale e i dintorni, caratterizzati da dossi, terrazzamenti, propaggini che delimitano conche e vallette ricoperte da boschi, orti, frutteti. Una particolare insalata, la scarola di Bergamo, è coltivata a pochi passi dalle mura della Città Alta, in quartieri che ancora mantengono un’impronta rurale, mentre nei periodi di salita e discesa dagli alpeggi non è raro imbattersi, nelle zone collinari del parco, in greggi di pecore di razza Bergamasca. Vitigni autoctoni, varietà post-filossera e internazionali si alternano ai vigneti. Buoni risultati dà l’apicoltura e la frutticoltura e fiorente è la produzione di dolci, basata su ricette relativamente recenti ma ormai affermate come specialità locali.

22) Parco della Grigna Settentrionale – LECCO

ENTE GESTORE – Comunita’ Montana Valsassina, Valvarrone, Val D’Esino e Riviera Via Fornace Merlo, 2, BARZIO (LC)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI –  LECCO
Altitudine: min 500 m sl.l.m. – 2409 m s.l.m.
Superficie: 5500 ha
PRODOTTI TIPICI – Burro – Caprino Vaccino – Miele
CONTATTI –  www.parcogrigna.it

Il Parco Regionale della Grigna Settentrionale si estende sul territorio di 8 Comuni della Provincia di Lecco. Si sviluppa sopra i 500 metri di altitudine attorno al massiccio delle Grigne, composto da Grigna meridionale (o Grignetta) e Grigna settentrionale (o Grignone) che, con i suoi 2.409 metri, rappresenta la vetta più elevata.
Dal punto di vista geomorfologico le Grigne risultano interessanti per i numerosi fenomeni carsici e la grande concentrazione di grotte, fra le più profonde in Italia e nel mondo.
Il Parco ospita un eccezionale patrimonio floristico: alle quote più alte, numerose specie endemiche arricchiscono ghiaioni, pareti rocciose e praterie. Il larice, proprio nel Parco, raggiunge la sua massima punta di diffusione meridionale. Degne di nota sono le lussureggianti faggete, con alberi plurisecolari, alternate a prati e pascoli. La fauna è quella tipica dell’arco orobico e delle Alpi e Prealpi: tra i mammiferi si trovano camosci, caprioli e cervi e, tra gli splendidi uccelli che qui trovano habitat idonei ci sono falco pecchiaiolo, albanella reale, falco pellegrino, civetta capogrosso e picchio nero così come gallo forcello e coturnice; vi sono poi specie endemiche di coleotteri e molluschi.
Nell’agricoltura di montagna il primo posto spetta ai prodotti lattiero-caseari. I formaggi tipici si possono acquistare direttamente sui luoghi di produzione come gli alpeggi oppure nei punti vendita specializzati. Si trovano anche frutti di bosco e prodotti derivati, carni, salumi, verdure, miele e funghi, da sempre ingrediente principale di primi piatti raffinati e secondi gustosi. Gli insaccati (salami, salamelle, prosciutti, salsicce, cotechini, luganeghe e mortadelle) sono una costante della gastronomia locale, sono impiegati come ingredienti in innumerevoli preparazioni e rappresentano prodotti d’eccellenza per sapore, profumo, qualità e gusto.
I formaggi sono uno degli aspetti più piacevoli e gustosi da scoprire in queste montagne, dove gli antichi sapori contadini sono rimasti intatti e legati a una tenace tradizione. Tuttora il trasferimento estivo delle mandrie sugli alpeggi di media e di alta montagna rende possibile lavorare il latte direttamente in alpeggio, fornendo una produzione stagionale tipica e di elevata qualità. Fra i formaggi più rinomati il taleggio, il quartirolo di monte, lo stracchino quadro e i caprini (preparati qui con latte intero di vacca con o senza l’aggiunta di una percentuale di latte di capra), oltre a svariati formaggi semigrassi e grassi.
Alla castagna è legato un patrimonio di storie e leggende, motti e filastrocche. Questo frutto ha avuto una grande importanza nella storia locale come indispensabile fonte alimentare fin dai tempi più remoti e moneta di scambio, come testimoniano alcuni documenti medievali dove le locazioni di prati e di selve venivano stabilite in some e quartari di castagne.
I boschi di montagna sono di natura generosi ed ecco allora profumatissimi lamponi, mirtilli, ribes, uvaspina, rovi, sambuco, biancospino e rosa canina, con cui vengono preparati sciroppi, grappe, confetture e tè. I sapori gustosi di questi frutti si devono alle caratteristiche climatiche: la vicinanza del lago e la protezione dei monti, infatti, fanno sì che in primavera e in autunno vi sia un’aria dolce e frizzante e e in estate un sole deciso che li fa maturare.
Nel territorio del Parco si producono tanti tipi di miele. Qui si pratica un’apicoltura di transumanza: i piccoli produttori trasferiscono le arnie nelle zone di montagna, seguendo i periodi delle fioriture, per avere un risultato migliore dai prati incontaminati e per creare nuove variazioni.

23) Parco Regionale del Monte Netto – BRESCIA

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco del Monte Netto Piazza Mazzini Palazzo Bocca, 8, CAPRIANO DEL COLLE (BS)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BRESCIA
Altitudine: min 87 m s.l.m. – max 133 m s.l.m.
Superficie: 1470 ha
PRODOTTI TIPICI – Capriano del Colle DOC
CONTATTI – www.parcomontenetto.it

Il Parco, ultimo in ordine di nascita tra i parchi lombardi, è costituito dal Monte Netto che lo occupa per circa 2/3, da un’area collinare la cui altezza massima è di circa 130 metri s.l.m. ed è circondato da una fascia variamente articolata di territorio che ne valorizza le potenzialità, proteggendolo da fenomeni di compromissione e legandolo alla campagna circostante, alla valle fluviale del Fiume Mella e ai centri storici.
Dal punto di vista naturalistico ed ecologico, l’elemento locale di maggior interesse è certamente determinato dal bosco di Capriano del Colle. Inoltre nella zona delle cave, vi è la presenza di laghetti che consentono la crescita di vegetazione di un certo interesse naturalistico. Il parco è anche caratterizzato dall’ambiente agricolo costituito da filari posti lungo le divisioni degli appezzamenti e delle strade, con piante di gelso, un tempo molto comuni da queste parti, ma oramai rarissime.
Sotto il profilo naturalistico il Bosco di Capriano (delle Colombaie) rappresenta l’elemento locale di interesse principale; la sua rilevanza testimoniale è probabilmente di livello nazionale, considerando anche la dimensione degli individui arborei presenti che formano un lembo della vegetazione forestale che dominava la pianura padana.
Per la parte rimanente la presenza di vegetazione naturale è localizzata in prevalenza nella vallecole dei piccoli corsi d’acqua; altre formazioni residue si hanno al limitare del rilievi nella porzione superiore (bosco dei Castagnari).
Di rilievo è la presenza di individui di querce di dimensioni notevoli in particolare presso cascina Gilii e nella zona delle cave a sud di cascina Torrazza. Si deve segnalare la presenza di due individui di farnia monumentali posto al bordo della strada da Poncarale a Capriano.
L’area di pianura, trasformata dalle pratiche agricole, risulta povera di vegetazione spontanea che si localizza soprattutto a livello degli incolti e delle zone umide.
Secondo le indagini ufficiali più recenti sull’ornitofauna, nell’area considerata si evidenzia il ruolo tutt’altro che secondario del Monte Netto, con 72 specie di cui 27 nidificanti, in rapporto al numero totale di specie di uccelli svernanti che ammonta a 164, escluse quelle introdotte per scopi venatori o ornamentali.
Il censimento dell’agricoltura segnala la presenza di circa 150 ha di vigneti nei comuni di Capriano, Flero e Poncarale suddivisi fra 113 aziende professionali e famigliari.
La superficie D.O.C. ammonta a 52 ha; la maggior parte sono presenti nel comune di Capriano del Colle. La ripartizione dei vitigni a D.O.C. ricalca le proporzioni indicate dal disciplinare con una prevalenza di Sangiovese e Marzemino fra le uve rosse e di Trebbiano Toscano (o di Lugana) fra le uve bianche. Tra gli altri vitigni vi è la presenza di altre varietà come Chardonnay, Pinot Bianco e Cabernet.
Grazie alle caratteristiche dei suoli ed alle ottime esposizioni, si ottengono vini molto piacevoli e da tutto pasto come il Capriano del Colle Bianco o Trebbiano, il Bianco di Capriano, Capriano del Colle Novello, il Capriano del Colle Rosso, il Capriano del Colle Riserva, vino ampio, avvolgente, giustamente tannico, di ottima ed elegante struttura, da abbinare ad arrosti, carni rosse saporite ed al tipico spiedo bresciano.

24) Parco dell’Alto Garda bresciano –  BRESCIA

ENTE GESTORE – Comunita’ Montana Parco Alto Garda Bresciano Via Oliva, 2, GARGNANO (BS)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BRESCIA
Altitudine: min 65 m s.l.m. – 1796 m s.l.m.
Superficie: 38269 ha
PRODOTTI TIPICI – Alborelle Essiccate in Salamoia – Formaggella Tremosine – Miele – Olio Extravergine d’Oliva Garda DOP
CONTATTI – www.parcoaltogarda.eu

Il Parco Alto Garda Bresciano comprende il bacino occidentale del lago di Garda e parte delle Giudicarie, da Salò fino al confine col Trentino. Sono oltre 38.000 ettari di struggenti bellezze e forti contrasti: il blu delle acque si contrappone al verde delle colline terrazzate ricoperte di olivi e agrumeti, mentre in alto le creste montuose dominano il paesaggio per poi immergersi a strapiombo nelle acque del lago.
Dai 65 ai 2.000 m di altitudine, il Parco comprende diverse realtà territoriali di grande valore naturalistico e paesaggistico: la Riviera del Garda, d’impronta mediterranea, e l’ecosistema alpino dell’entroterra, caratterizzato da notevoli endemismi rupicoli.
Il clima caldo-arido che differenzia il Garda dagli altri laghi prealpini, più umidi e freddi, fin dal XIII secolo, ha consentito la coltivazione di limoni e olivi facendo di queste terre un frammento di Mediterraneo incuneato nell’arco alpino e la zona di produzione di agrumi più a nord del mondo. Fragranti, con scorza sottile e forma arrotondata e bitorzoluta, i limoni del Garda erano esportati anche in Germania e Russia. La produzione di agrumi è solo un ricordo, ma la Riviera è costellata di antiche limonaie, grandi serre composte da pilastri, posti su ripiani terrazzati, che sostengono travi di legno su cui, durante l’inverno, si fissano assi e vetrate per riparare i limoni. Sono esposte a sud-est e circondate su tre lati da alte muraglie. Oggi da Limone a Gardone Riviera, delle serre-giardino restano solo file di pilastri e frammenti di muri bianchi ma, a Tignale, la Comunità Montana ha recuperato e reso visitabile una limonaia dell’800.
La prelibatezza più nota del Garda è l’olio. Le sponde del lago ospitano oltre 200.000 ulivi da cui si ricava, in piccole quantità, un extravergine DOP profumatissimo, rinomato perché più sottile di quello toscano e meno grasso di quello ligure, di facile digeribilità, dai delicati toni fruttati.

25) Parco dell’Adda Nord – BERGAMO/MILANO/LECCO

ENTE GESTORE – Ente di diritto pubblico Parco Adda Nord Via Padre Benigno Calvi, 3, TREZZO SULL`ADDA (MI)
TIPOLOGIA – Parco: Regionale
DATI TERRITORIALI – BERGAMO/MILANO/LECCO
Altitudine: min 100 m s.l.m. – 260 m s.l.m.
Superficie: 7400 ha
PRODOTTI TIPICI – Miele
CONTATTI – www.parcoaddanord.it

Il Parco interessa i territori rivieraschi dell’Adda, lungo il tratto che attraversa l’alta pianura, a valle del lago di Como, da Lecco a Truccazzano. Dopo aver originato i laghi di Garlate e Olginate, il fiume scorre tra rive incassate all’interno di formidabili anfiteatri morenici e terrazzi fluvio-glaciali. In questo tratto si nasconde in valli profonde, corre tra balzi e dirupi e salta in numerose rapide, dando origine ad un paesaggio suggestivo. Più a valle il fiume si placa e, ricevute le acque del Brembo, prosegue lento lungo la Pianura Padana. Il paesaggio è densamente antropizzato ma lascia ancora spazio a numerose aree boscose, per la gran parte localizzate lungo le scarpate settentrionali del fiume.
Il territorio naturalisticamente più rilevante è costituito dalle ampie zone umide che si dispiegano fra le anse del fiume, custodendo canneti e fioriture di ninfee sui cui si muovono cigni, anatre, germani reali, folaghe, tuffetti, usignoli di fiume, martin pescatori, aironi cinerini, garzette e nitticore. Una delle zone umide più importanti si trova nel territorio di Brivio; si tratta di una zona paludosa denominata Isola della Torre e Isolone del Serraglio, circondata da prati e alberi d’alto fusto come ontani neri, platani, pioppi, betulle, salici, querce. Tra i rapaci si osservano il falco di palude e il gufo reale. L’anfibio più caratteristico è la raganella, insieme alla rana verde, alla rana temporaria e al rospo comune. Fra le boscaglie s’incontrano alcuni mammiferi quali volpi, faine, tassi, ghiri e ricci. Il parco è notoriamente ricco da un punto di vista archeologico, architettonico e monumentale. Ospita notevoli esempi di archeologia industriale, come il villaggio operaio di Crespi d’Adda e il ponte di ferro di Paderno d’Adda (unanimemente considerato come vero e proprio simbolo dell’archeologia industriale in Italia).
Il fiume Adda è divenuto famoso grazie alle testimonianze lasciate da Leonardo da Vinci nelle sue opere pittoriche e di ingegneria idraulica. Per questa ragione l’Ente parco ha deciso di istituire l’Ecomuseo Adda di Leonardo: un itinerario composto da quattordici tappe culturali lungo il medio corso dell’Adda, alla scoperta delle impronte leonardesche, fra storia, arte, scienza e natura (www.addadileonardo.com)
In questo territorio l’agricoltura non ha avuto grande sviluppo; la gastronomia locale è quindi legata alle risorse del fiume. Sono i pesci d’acqua dolce a caratterizzare i piatti tipici locali: dal risotto al pesce persico (con numerose varianti dovute alle tradizioni locali), alla tinca e all’anguilla in umido, fino alla frittura di alborelle. Fra i pesci da mangiare bolliti o fritti vi sono trote, lavarelli, persici, cavedani e lucci. Molto apprezzato è il pesce in carpium, fritto e posto a marinare prima nell’aceto e poi nell’olio con un trito di cipolla, carote ed erbe aromatiche.

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